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Ferrara, chili di droga spediti dalla Spagna a un disoccupato

Ieri le ultime condanne per un pacco di cinque chili di fumo. L’inchiesta su traffico dall’Islanda per centinaia di spedizioni 

FERRARA. Sono le ultime condanne, di una inchiesta che risale al 2017. Sono quelle decise ieri dal gip Vartan Giacomelli per due ragazzi ferraresi per i residui dei carichi di droga che arrivavano a Ferrara, diventata allora – con il sistema di spedizione di pacchi dall’estero uno dei terminali della droga.

Ditta farmaceutica. Che partiva dall’Islanda, fornitore una ditta farmaceutica islandese che commercializzava marijuana liberamente poiché là non è reato. Peccato che poi la droga “rimbalzasse” in Spagna e da lì in Italia, a Ferrara. Tanto che gli inquirenti – procura e Guardia di finanza che avevano intercettato il pacco al centro del processo di ieri – avevano ipotizzato un traffico di centinaia di chili di marijuana. Le indagini poi, però, non arrivarono a trovare riscontri a questa ipotesi. Ma sono rimasti i carichi scoperti. Uno di questi da 5 chili di droga fatto arrivare ad un ragazzo ferrarese di 27 anni, disoccupato (si era giustificato così nel suo ruolo di ignaro trafficante di droga) che aveva portato nei guai il suo coinquilino, un marocchino 24enne. Ieri il ferrarese ha incassato in continuazione (la prima condanna per i 5 chili fu di 3 anni di carcere) alla pena di 3 mesi, L’altro a 8 mesi, perché oltre al carico di chili gli ispettori della Finanza trovarono nella casa di via Vignatagliata, dove era destinato il pacco, una 60ina di grammi. Se si chiude così questa vicenda restano i retroscena di questa strategia del traffico di droga messa in atto quattro anni fa per farla arrivare al mercato cittadino.


Un giro su whatsapp. I destinatari (come i due ragazzi) venivano contattati su Whatsapp, veniva offerto loro di fungere da destinatario di pacchi da consegnare: venivano pagati con 5/600 euro per rimanere ospiti di b&b della città o della regione o altre strutture, dove attendere l’arrivo dei carichi. Rigorosamente in confezioni sottovuoto, munite di codici a barre, indicazioni di provenienza e istruzioni per l’uso, fornite dalla ditta farmaceutica islandese: peccato che farle arrivare qui è un reato. Nelle indagini la Guardia di finanza aveva avuto aiuti dalla polizia spagnola e dalla Direzione centrale servizi antidroga di Roma. –

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