Consorzio Bonifica Servono 230 milioni per la sicurezza del Ferrarese

Illustrate le opere più importanti sui 4.200 km di canali  Il presidente Calderoni: «Scongiurare gli scenari di rischio»

Marcello Pulidori

Si chiama, con un termine molto evocativo, “Idropolis”. Ed è il piano di adattamento al cambiamento climatico messo in atto dal Consorzio di Bonifica “Pianura” di Ferrara. Sono i punti del programma da attuare per salvare il territorio ferrarese e salvare con esso le persone che lavorano la terra.


Nel 2050 l’attuale area Sipro, per esempio, potrebbe essere una laguna. È uno dei rischi connessi al più grande rischio idraulico e al mutamento climatico, temi affrontati ieri dai vertici del Consorzio di Bonifica “Pianura” di Ferrara. Situazioni che impongono scelte immediate e rilevanti.

Per questo il Consorzio ha già indicato in oltre 230 milioni di euro (100 milioni sono candidati da subito al Pnrr a cinque progetti) le opere di sicurezza idraulica che rispondono in particolare a impellenti richieste che vengono dagli agricoltori e da chi ha a cuore le sorti di questo territorio. E non solo di questo, essendo l’intero pianeta a essere interessato.

Si tratta in particolare di opere irrigue che sono strettamente collegate ai 4. 200 km di canali che solcano il territorio ferrarese. Un numero impressionante, confermato ieri dal presidente del Consorzio di Bonifica, Stefano Calderoni, e che dà il senso di cosa rappresenti la risorsa acqua.

Vediamo allora alcuni di questi interventi, «ricordando – come lo stesso Calderoni ha detto – che noi siamo pronti per poter partire con questi lavori, sarebbe spiacevole dover attendere mesi e mesi prima di dare il via alle opere».

Si va dal completamento degli impianti di derivazione Guarda dal fiume Po e Garbina dal Po di Goro, al recupero del sistema irriguo nei territori di Lagosanto e Comacchio; dal recupero funzionale del sistema irriguo in Valle Pega all’adeguamento sempre irriguo nelle Valli Giralda, Gaffaro e Falce; e ancora, interventi di straordinaria importanza come quelli per la stabilità del sistema strada-canale nel tratto tra via Diamantina-via Canal Bianco, tra Ferrara, Vigarano Mainarda e Bondeno. E questo solo per citare i più importanti.

«Siamo i gestori del territorio – ha ricordato ancora il presidente Calderoni – e dunque dobbiamo assicurarci che queste opere vengano effettuate nel minor tempo possibile e sempre al meglio».

I problemi, e i rischi che da essi conseguono, sono di estrema gravità per un futuro non così lontano. È il caso dell’aumento del livello del mare, i preoccupanti fenomeni della subsidenza e della erosione delle coste. Concetti e situazioni che sono stati ripresi anche dal direttore Mauro Monti. Il Consorzio di Bonifica, insomma, in prima linea per mettere in sicurezza il territorio ferrarese e garantire al contempo a chi ci lavora, vedi gli agricoltori, di poterlo fare senza correre o creare pericoli. Su tutto si staglia la sagoma della principale risorsa, l’acqua. Un bene che purtroppo mai come oggi si trova a vivere in un contesto a rischio, causa le costanti siccità e il continuo bisogno di un bene/risorsa da cui non è possibile per l’uomo prescindere. A questo proposito è stato ribadito anche che il territorio ferrarese proprio per la sua vocazione agricola deve mantenere uno sviluppo organico, come dimostrano coltivazioni tipiche come il riso, gli ortaggi e i cereali. Si parlava della fitta rete di canali. Infine, un altro fronte di questa battaglia è quello delle frane che limitano la percorribilità delle strade e la loro sicurezza. –

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