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Caso Branchi, il prete di Goro condannato per calunnia

Don Bruscagin accusò i Gianella di essere coinvolti nell’omicidio di Willy. Al sacerdote un anno e mezzo, pena sospesa

GORO. Don Tiziano Bruscagin, parroco accusato di calunnia nei confronti della famiglia Gianella, è stato condannato in rito abbreviato a un anno e mezzo di reclusione (pena sospesa) e al risarcimento per danni morali di cinquantamila euro. Il parroco, oggi 81enne, all’epoca dell’omicidio di Willy Branchi (1988) era sacerdote a Goro e in più di un’occasione aveva detto che i fratelli Alfredo e Francesco Gianella, col padre Ido, erano coinvolti nel caso. Don Bruscagin però, oltre a dare queste informazioni, non ha mai voluto fornire ulteriori elementi alla procura e per questo è stato prima indagato per false informazioni e poi per calunnia. La sentenza del giudice Vartan Giacomelli è stata emessa ieri al tribunale di Ferrara. Il pm Andrea Maggioni per lui aveva chiesto due anni e otto mesi di reclusione ma la pena, alla fine, è stata più lieve.

«La famiglia Gianella - ha detto Dario Bolognesi, avvocato della parte lesa - ha sofferto molto per le accuse calunniose avanzate da don Bruscagin. È stato un processo lungo e delicato ma siamo felici del risultato». E aggiunge: «Non è stato facile per i Gianella vivere in un paese piccolo come Goro e fare fronte a simili accuse. Ora giustizia è fatta». La pena detentiva è sospesa, mentre il risarcimento per danni morali sarà ripartito tra i due fratelli. Non sono dello stesso parere i difensori di don Bruscagin, Milena Catozzi e Marcello Rambaldi; quest’ultimo ha commentato dicendo: «Non ci aspettavamo una sentenza di condanna, restiamo convinti dell’innocenza di don Bruscagin. Aspetteremo le motivazioni e sicuramente faremo appello».


Il parroco è stato condannato per le calunnie nei confronti dei due fratelli ma assolto per quelle rivolte al padre Ido perché, al momento delle dichiarazioni, il diretto interessato era già deceduto. «Sentenza giusta che avrà sicuramente qualche riflesso sul procedimento principale, ovvero quello volto a trovare una volta per tutte gli assassini di Branchi». Sono le parole di Simone Bianchi, avvocato della famiglia Branchi, che con i suoi assistiti aveva scelto di revocare la costituzione a parte civile dei parenti della vittima. «L’obiettivo della famiglia è quello di arrivare alla verità, non cerchiamo risarcimenti in denaro. Abbiamo fornito tutti gli elementi utili per arrivare a una decisione giusta e il risultato per noi è stato raggiunto. Ora - conclude Bianchi - restiamo concentrati su quello che è il procedimento principale». —

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