La Fruit valley degli espianti «I sindaci devono aiutarci»

Tre anni di mancati redditi tra emergenze sanitarie, fitopatogene e meteorologiche Moscheni (Confagricoltura) fa il giro dei primi cittadini del Ferrarese con una lista di richieste 

l’allarme

Elisabetta Moscheni, frutticoltrice e presidente della sezione frutticola di Confagricoltura Ferrara non ci sta a veder depauperata la nostra Fruit Valley e distrutto il lavoro di tante generazioni di frutticoltori ferraresi che da decenni hanno reso il territorio un’eccellenza nazionale del comparto. La situazione nella quale versa, in particolare il comparto pericolo, è oggi drammatica, lo sa bene Moscheni che, insieme ai rappresentanti delle delegazioni di Confagricoltura dei vari Comuni ferraresi, da ormai due mesi sta portando all’attenzione dei sindaci del territorio la testimonianza dei tanti frutticoltori ormai allo stremo. Dopo gli incontri con i primi cittadini di Copparo, Bondeno e Argenta, Poggio Renatico, Tresignana, Ostellato, Fiscaglia, Portomaggiore, Ferrara, Riva del Po, è imminente quello con Terre del Reno; rimangono da calendarizzare gli incontri con Cento e Codigoro.


L’intento è di attivare una rete tra i sindaci affinché si facciano a loro volta promotori delle istanze dei frutticoltori. In primis c’è la volontà di scongiurare l’espianto di altri frutteti, ma anche l’esigenza di finanziare il reimpianto di colture arboree puntando a nuovi portainnesti e aprendo la via alla coltivazione di varietà più adatte ai cambiamenti climatici; di riformare il sistema delle coperture assicurative contro i danni da calamità naturali, introducendo una sorta di assicurazione catastrofale a prezzi calmierati che permetta di allargare la platea degli assicurati; di una moratoria sui mutui per far fronte nell’immediato alle esigenze di liquidità delle imprese con contributi straordinari per dare ossigeno ai frutticoltori stremati dagli ultimi tre anni di mancato reddito.

una strage

«L’ortofrutta è un settore strategico per l’agroalimentare della nostra regione - dice la presidente dei frutticoltori - e la pera è una delle nostre eccellenze riconosciute a livello nazionale e internazionale. In Emilia Romagna nel 1994 erano 100.000 gli ettari a in produzione e oggi sono meno di 48.000; a Ferrara si procede con espianti continui, solo nel 2019 ne sono stati effettuati per 2.000 ettari. Ormai da anni problemi di varia natura si abbattono sul nostro comparto, ai danni da gelate bisogna aggiungere quelli derivanti da malattie spesso fatali per le piante determinati dagli stress climatici estremi; da non dimenticare poi le minacce dei patogeni non ancora debellati quali cimice asiatica e maculatura bruna». A queste problematiche di carattere fitosanitario si va ad aggiungere anche il cancro da Valsa, malattia di origine fungina che riguarda prevalentemente l’Abate e in misura minore William e Kaiser. «Inoltre – aggiunge Moscheni – siamo nell’impossibilità di utilizzare molecole utili nel contrastare le varie patologie. Stiamo vivendo anni di crisi profonda che rende sempre più difficile coltivare pere; solo quest’anno perderemo dal 70 al 90% del raccolto a causa delle gelate di marzo e aprile. Dobbiamo salvare la nostra frutticoltura che tanto benessere ha portato al territorio ferrarese, ma solo con l’azione congiunta tra le istituzioni potremo evitare il peggio».

la beffa

Ricordo che la pera dell’Emilia-Romagna rappresenta circa il 70% della produzione italiana e Ferrara è regina indiscussa della pera Abate. «Nell’anno internazionale dell’ortofrutta sarebbe davvero una beffa che non si riuscisse a sostenere i frutticoltori del territorio in gravissimo affanno negli ultimi anni - conclude Moscheni - Questo interesse e sensibilizzazione generale da parte delle realtà territoriali sulla drammatica condizione in cui versa ormai l’intero comparto pericolo del Ferrarese. Oltre a significare massima attenzione verso i propri concittadini in difficoltà, può rappresentare la prosecuzione della frutticoltura nel territorio ferrarese». —

Andrea Tebaldi

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