Morti e contagi nelle Rsa Le difese si rivolgono al Gip

Dovranno essere super partes, a garanzia di tutti i soggetti coinvolti, gli accertamenti tecnici richiesti dalla procura nell’ambito dell’inchiesta sui decessi e sui contagi avvenuti nelle Rsa Paradiso e Caterina. È quanto hanno chiesto ieri, congiuntamente, le difese di tutte le persone sottoposte alle indagini. Ieri era previsto il conferimento dell’incarico ai consulenti nominati dalla procura (il professor Saverio Parisi, infettivologo dell’Università di Padova, e l’ingegnere Lorenzo Belloni), ma tutte le difese hanno proposto riserva di incidente probatorio.

«Il senso di questa iniziativa – spiegano gli avvocati Marco Linguerri (che rappresenta le due società), Gallerani e Malservigi e Brizi (che assistono i sei indagati) - è chiaramente in linea con quanto da sempre affermato dagli amministratori delle strutture poste sotto indagine e, cioè, di aver sempre fatto tutto quanto possibile per arginare e contrastare gli effetti di questa terribile pandemia e di ciò riteniamo vi sia già prova nella corposa documentazione acquisita agli atti. Proprio per questo motivo, pertanto, abbiamo ritenuto opportuno devolvere al Gip il governo di una perizia che approfondisca e faccia piena luce su tutti gli aspetti di questa delicata vicenda, mettendo a completa disposizione dell’Autorità Giudiziaria tutto quanto possa servire per giungere al predetto risultato». Ora le difese hanno dieci giorni di tempo per presentare la richiesta al Gip e nominare un loro consulente.


Gli indagati sono accusati di epidemia colposa, lesioni e omicidio colposo e maltrattamenti. A innescare l’inchiesta, gli esposti presentati da alcuni anziani e familiari di ospiti , assistiti dagli avvocati Piero Giubelli e Gianluigi Pieraccini, che hanno scelto come loro consulente il dottor Marco Berderi, infettivologo del Sant’Orsola-Malpighi: «I responsabili delle strutture dicono di aver fatto tutto il passibile, ma a ferire le parti offese – dichiara Pieraccini – è stato soprattutto il fatto che non sia mai arrivata una parola di scuse o di empatia». «Questa è forse l’accusa più difficile da digerire - ribatte l’avvocato Eugenio Gallerani - I nostri assistiti hanno sempre espresso il loro cordoglio e la loro vicinanza ai parenti per la perdita dei loro cari». —

A.M.

© RIPRODUZIONE RISERVATA