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È morta in Camerun suor Maria Negretto, un angelo al fianco di bambini e poveri

Dalla frazione argentana in cui era nata si trasferì nel 1969. Per le sue opere è stata ribattezzata “Santa Teresa d’Africa”  

SAN BIAGIO. «Mia zia stava per tornare in Italia, a San Biagio, ma un contrattempo glielo ha impedito e a quel punto ha chiesto a chi la stava accompagnando di portarla in ospedale e lì è deceduta».

A parlare è Matteo Negretto, uno dei tanti nipoti di suor Maria Negretto (annunziatina consacrata nell’istituto secolare Maria Santissima Annunziata appartenente alla Famiglia Paolina), missionaria in Camerun. Avrebbe voluto tornare in Italia per curarsi ma non c’è riuscita ed è morta all’età di 83 anni. Per le sue opera e il suo donare al prossimo – sia esso bimbo, adulto, povero o ammalato – suor Maria era stata ribattezzata come la “Santa Teresa d’Africa”.


Il dolore del nipote

«La notizia della scomparsa di zia Maria – aggiunge Matteo Negretto, sconvolto per questa perdita – mi tocca personalmente. Per me era una presenza emotiva speciale perché sapeva trasmettere anche se non ti parlava. Assieme a mia moglie, andammo a trovarla in Camerun nel 2019 e lì capimmo la grande opera che stava facendo per gli altri. La zia ha vissuto e si è spesa per gli altri perché sapeva guardare al cuore distinguendo le persone e ad ognuna voleva trasmettere la volontà di Dio. Non lo nego: ho pianto e sto piangendo. La zia è stata una grande missionaria».

La volontà di aiutare

Suor Maria Negretto, nata a San Biagio il 5 marzo 1938, si era diplomata infermiera e aveva iniziato a lavorare nel reparto di Pediatria dell’ospedale di Rimini. Nel 1969, quindi a poco più di trent’anni, parte per il Camerun. Nella sua testa c’è, chiarissima, una volontà prima di tutte: quella di aiutare la popolazione di questo travagliato angolo d’Africa e per questo studia il francese, andando a lavorare in Francia in una clinica per la lotta ai tumori.

La sua prima tappa è una località a poca distanza da Bafoussam. Le vengono affidati bimbi che non hanno più la loro mamma, morta di parto. «Noi volontarie lavoriamo per scomparire – fu una delle dichiarazioni più significative della missionaria –: finché esiste una sola persona al mondo che non sa camminare con le proprie gambe, è indispensabile che qualcuno la aiuti e la metta in grado di farlo. Lo scopo principale del volontariato non è quello di prestare assistenza, ma di educare all’autosufficienza. Noi, ad esempio, cerchiamo il più possibile di preparare personale specializzato in loco, perché in un prossimo futuro possa sostituirci».

Traguardi di bontà

Col passare del tempo, la sua missione assume tutti i propositi di seguire i malati, gli infermi, i deboli in modo che questi potessero superare le difficoltà. Tramite i volontari dell’associazione Maria Negretto, le arrivano gli aiuti materiali per realizzare tutti i suoi progetti e fra questi, a Bafoussam, quello di assistenza ai giovani detenuti. Progetti che hanno visto in prima fila il Campo Lavoro Missionario di Rimini.

Non solo, va ricordato che, oltre a curare i malati in particolare i lebbrosi, suor Maria ha svolto dimostrazioni di igiene alle mamme. Supportata dagli aiuti provenienti dall’Italia, Suor Maria ha fatto costruire due dispensari, divenuti con i loro laboratori veri centri di eccellenza. —

G.C.

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