Zamboni insiste: diffamato da Pezzolato

Altra opposizione all'archiviazione il 14 ottobre

FERRARA. Andrea Zamboni, sindaco di Riva del Po, lo aveva detto subito: «Io sono un uomo che si offende ancora». Detto, e poi fatto, denunciando per diffamazione Paolo Pezzolato, il collega di Jolanda di Savoia che aveva registrato loro colloqui telefonici, coinvolgendolo nel caso Bonaccini, assieme a Marco Fabbri di Comacchio per le presunte ritorsioni - smentite poi dall’indagine a fianco - per l’ipotesi di aver ritirato tre dipendenti dal Comune di Jolanda. Pezzolato divulgò diverse telefonate con Zamboni (diceva «ho il fiato puntato sul collo di chi governa più in alto», oppure «ho il coltello puntato alla schiena», interpretati dal centro-destra (Salvini e Alan Fabbri in primis) come la prova delle ritorsioni. Zamboni quando scoppiò il caso fu didascalico: «L’audio delle telefonate? Un tranello che un sindaco leghista tende all’altro sindaco Pd, per screditare l’azione e con lui quella del partito». Poi Pezzolato, a dire di Zamboni fece di più con dichiarazioni sui giornali e da qui l’azione giudiziaria per diffamazione contro il collega di Jolanda, proposta con il suo legale Renzo Oppi. Anche per questa denuncia, però, il pm Savino ha chiesto l’archiviazione. Ma c’è opposizione: Zamboni si dice diffamato e ritroverà Pezzolato in tribunale (come indagato) il 14 ottobre davanti al gip Danilo Russo. —
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