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A Portomaggiore la Lega si è spaccata: sul nome di Cavedagna è rottura insanabile

Il coordinatore Bergamini replica e annuncia provvedimenti: «La linea del partito era chiara, basta con i personalismi»

PORTOMAGGIORE. È rottura, difficilmente sanabile. Le elezioni amministrative a Portomaggiore hanno provocato una spaccatura nella Lega che avrà indubbiamente ripercussioni. In primis per l’intenzione del direttivo provinciale di prendere provvedimenti contro due esponenti storici, l’argentano Giuseppe Brina e il portuense Gianluca Lombardi per il caso scoppiato di recente. Ma i due appaiono tutt’altro che arrendevoli e pronti a portare avanti le proprie istanze, anche fino al leader maximo Salvini e senza alcuna intenzione di rinunciare a candidare l’avvocato Elisa Cavedagna.

La divisione. Per raccontare questa vicenda bisogna tornare indietro nel tempo, precisamente alla scorsa primavera quando già c’erano le voci sull’intenzione della Lega di candidare l’avvocatessa a sindaco. Il tutto trovando l’appoggio di Roberto Badolato, storico esponente del centrodestra portuense. Ma col passare dei mesi a livello provinciale sono cambiate le carte in tavola e in un quadro elettorale complessivo in provincia ecco uscire l’idea di Roberto Badolato candidato del centrodestra unito ma in forza a Fratelli d’Italia. Scelta invisa al segretario comunale leghista Lombardi, che anticipa tutti e annuncia la candidatura di Cavedagna due domeniche fa. Concetto riferito la domenica successiva supportato da molti esponenti provinciali della Lega, chiedendo alla segreteria provinciale di accettare la proposta, a costo di presentare una propria lista alle elezioni, con il nodo del simbolo.


«No ai personalismi». Ma il responsabile provinciale della Lega Salvini premier, Davide Bergamini, non cede e rilancia: «La Lega va avanti col centrodestra unito nel percorso intrapreso, ovvero identificare un candidato unico e condiviso a Portomaggiore, come negli altri Comuni della provincia. I tempi sono cambiati e non è più l’ora dei personalismi da parte di soggetti che credono di poter fare il bello e il cattivo tempo, senza condivisione, all’interno del partito».

E, continua: «Nei prossimi giorni saranno presi e comunicati i provvedimenti nei confronti di Brina e Lombardi che conoscevano bene la linea indicata dal partito essendo stati aggiornati sull’iter in corso per le candidature. Hanno preferito strappare con il partito utilizzando i media, invece di affrontare internamente le questioni come si fa in ogni struttura organizzata. Il simbolo della Lega è e rimane della Lega. Diciamo no ai personalismi di chi vuole emergere utilizzando la Lega, di chi crede di poter imporre la propria visione delle cose senza condividere con il partito le decisioni. Il corso delle cose è cambiato, siamo il primo partito a livello nazionale e questo deve responsabilizzare tutti. Lo sguardo complessivo sui territori dev’essere di più ampio respiro: la Lega è aperta a giovani, donne e uomini che portino idee e siano disponibili al confronto e alla condivisione di un percorso».

Proprio Bergamini è nel mirino dei “ribelli”, non ritenuto il vero coordinatore del partito, ma reggente non eletto dagli iscritti. Insomma, una rottura che rischia di vedere la Lega divisa alle elezioni portuensi e magari con ripercussioni anche negli altri Comuni al voto.

Tiene a sottolineare di non essere coi “ribelli” il sindaco copparese Fabrizio Pagnoni: «Sono a specificare di non avere in alcun modo aderito alla linea esplicitata durante l’incontro di domenica, né come sindaco né in qualità di coordinatore provinciale degli enti locali della Lega. Allo stesso modo rimarco di non essere stato neppure messo a conoscenza di questa presa di posizione e dell’incontro. Non è di mia competenza intervenire in temi elettorali né ingerire nelle decisioni politiche di territori comunali diversi da quello di cui sono al governo». —

D.B.

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