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Ferrara, dal ring agli arresti domiciliari: dopo botte, rapina e tanti danni

Il giudice: il pugile Matano pericoloso, niente attenuanti, violenze gratuite e odiose. La procura aveva chiesto il carcere, ma al momento basta la detenzione in casa 

FERRARA. Marcello Matano e Adriano Micaj, il primo pugile professionista ed ex campione italiano, l’altro un dilettante, non sono più in carcere da ieri mattina alle 13, dopo la decisione del giudice Vartan Giacomelli che ha deciso per loro gli arresti domiciliari. Restano le accuse, però, una dopo l’altra, una più grave dell’altra, elencate negli atti giudiziari. Insieme venerdì sera a Lido Estensi, hanno reagito e picchiato due carabinieri, due finanzieri e tre agenti di Polizia municipale. E li hanno anche minacciati di morte, loro e le famiglie.



Spaccato la “gazzella”. Hanno poi danneggiato quattro auto parcheggiate nei pressi di viale Carducci a Lido Estensi, spaccato pure la “gazzella” dei carabinieri quando venivano portati in caserma a Comacchio, lanciato uno sgabello dentro il ristorante “Pane e vino” di viale Leopardi e lanciato un cassonetto dei rifiuti in mezzo alla stada colpendo auto in transito. E fatto più grave, per cui rischiano di più, aver mandato in ospedale, preso a pugni, un turista milanese che aveva tentato di calmarli e invece è stato picchiato e poi rapinato dello zainetto, anche se i difensori di Matano, Pieraccini e Mantovani, ricordano che la vittima ha riferito «non sono in grado di indicare se lo zaino mi sia caduto per via dell’aggressione o sia stato sottratto dai prevenuti».

Resta la sintesi giudiziaria che non lascia attenuanti a Matano e Micaj: che lunedì davanti al giudice Vartan Giacomelli, grazie ai loro difensori, Pieraccini, Mantovani e Andriulli, si sono salvati alle corde a bordo ring ammettendo le violenze fuori controllo, dopo aver ribaltato le accuse sostenendo di essere stati aggrediti e per questo aver reagito e di averlo fatto con le forze dell’ordine perchè questi gli «erano saltati addosso». Un racconto privo di fondamento, visto che i testimoni hanno parlato di violenza gratuita di due persone fuori controllo, per l’alcol che avevano in corpo. E anche su questo Matano e Micaj hanno tentato di spiegare al giudice - non creduti, ovviamente - che nonostante avessero bevuto ad una festa di laurea, quella sera di venerdì, erano comunque lucidi. Lucidi da mandare all’ospedale anche due carabinieri e un agente di Polizia, e i due militari saranno parte civile (con l’avvocato Lovison) contro i due pugili al processo che verrà.

Carcere non necessario. Entrambi, dicevamo, sono agli arresti domiciliari: Matano a Santa Maria Maddalena, Micaj a Ferrara. Per loro la pm Cavallari aveva chiesto il carcere. Che il giudice non ha ritenuto necessario solo perchè i domiciliari possono ugualmente garantire che i due non vadano in giro, a ripetere ciò che hanno già fatto. Perchè lo ha ribadito, il giudice stesso: i due sono pericolosi, senza autocontrollo, violenti in modo gratuito e odioso, vista l’aggressione al turista. Soddisfatti i legali: «La custodia in carcere sarebbe stata eccessiva rispetto alle esigenze cautelari per il solo pericolo di reiterazione del reato (la pericolosità, ndr)». La decisione dei domiciliari «ci soddisfa come difensori e consente a Matano di riflettere sui propri errori dalla tranquillità della sua abitazione». E l’incontro di venerdì, cui Matano è stato escluso d’ufficio per motivi morali, perchè non si può passare sopra una illegalità? «Prendiamo atto della decisione, ma il motivo è anche la non idoneità sportiva per problemi di salute di Matano dopo il fatto. È nostra intenzione cercare di risarcire ogni danno e chiudere tutto il prima possibile». —

Daniele Predieri

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