Azienda sanitaria ferrarese, la Regione: avanti ma bisogna cambiare la legge

Matricole di Medicina: Unife è parte fondamentale della futura azienda unica

Pronta la delibera di giunta, servirà però un intervento legislativo. Giganti (Medicina): l'autonomia dell'università non è a rischio

FERRARA. La Regione va avanti sull’Azienda sanitaria unica, ed è anzi imminente l’avvio formale dell’iter da parte della giunta emiliano-romagnola. Il tutto nella consapevolezza, è quanto “rimbalza” da Bologna, delle difficoltà ad armonizzare realtà completamente diverse tra loro come sono ospedali pubblici e policlinici universitari, e della necessità di un intervento legislativo per non mettere a rischio l’operazione che riguarda peraltro anche Parma. Dal canto suo il Dipartimento di Medicina di Unife, il diretto interessato all’operazione, si trova in sintonia con i sindaci che l’altro giorno avevano dato il via libera all’operazione di fusione Asl-Sant’Anna, «non credo ci sarà una perdita dell’autonomia universitaria, vedo vantaggi per tutti» è il parere di Melchiore Giganti.
unife collaborativa
II preside di Medicina sarà in prima linea a gestire le fasi più delicate della fusione, che secondo sindaci e aziende deve completarsi entro il prossimo giugno, e preferisce mettere l’accento sulle convergenze piuttosto che sui punti di possibile conflittualità. «La data della fusione non è stata concordata con Medicina, ma solo nella forma, perché nella sostanza già un anno fa, all’insediamento dei nuovi vertici delle aziende sanitarie, avevamo concordato un percorso con spirito di collaborazione. Il documento sulla fusione? Non l’abbiamo letto - continua Giganti - ma ci aspettiamo che si vadano ad affrontare i nodi di una fusione tra aziende giuridicamente distinte, tenendo conto della numerosità degli studenti iscritti». Gli ingressi sono stati quest’anno 600, depennando cioè anche formalmente i 60 che sarebbero stati destinati a Cotignola, sede mai partita per l’opposizione della Regione (anche se il dipartimento si chiama ancora Medicina traslazionale e per la Romagna); in tutto si superano 2.400 iscritti, un vero esercito che è fondamentale anche per il funzionamento di qualsiasi nuova azienda.

A proposito di Regione, Giganti che non aveva risparmiato critiche per la posizione negativa all’espansione verso la Romagna, questa volta lancia un appello: «Credo che il presidente Bonaccini debba adoperarsi per superare gli ostacoli normativi a questa operazione, anche perché parliamo di una legge datata (la Bindi è del 1999, ndr) ma ancora pienamente operativa. Da parte nostra non vediamo rischi di una perdita di autonomia, ma una serie di vantaggi nell’avere un interlocutore unico: già oggi cerchiamo di lavorare come se fossimo una sola azienda».
politica e leggi
Da Bologna arriva una risposta indiretta, nel senso che la delibera formale di avvio dell’iter di fusione, che dovrebbe dare risposte ai dubbi sollevati non solo da Unife ma anche da medici e sindacati, è già in bozza ma sarà formalizzata tra una o due settimane. Nel frattempo in Regione si sottolinea la «volontà politica molto forte» espressa dalla Conferenza sanitaria territoriale, cioè dirigenti e sanitari e sindaci, che ha approvato con il solo voto contrario di Lagosanto la costituzione dell’Azienda sanitaria universitaria di Ferrara.
Questa sarà la base per chiedere un intervento normativo a livello nazionale, in grado di superare la pastoie della Bindi. La legge che istituiva le aziende ospedaliero-universitarie, sottolineava anche la caratteristica della loro «autonoma personalità giuridica», una condizione che non potrebbe essere rispettata in un’unica azienda territoriale. La situazione di Ferrara è sostanzialmente analoga a quella di Parma ed anche di strutture friulane, ma queste ultime possono godere di un margine di autonomia maggiore. L’ostacolo giuridico non sembra semplice da scavalcare nel giro di pochi mesi, tra l’altro ancora in piena pandemia, soprattutto se fosse necessario un intervento legislativo vero e proprio e non solo un’interpretazione: del resto lasciare margini di dubbio su questo fronte potrebbe risultare pericoloso, perché esporrebbe il fianco a ricorsi sempre insidiosi da parte di singoli o categorie che si ritenessero danneggiate dall’operazione.
gli ostacoli
È potenzialmente il caso dei medici ospedalieri il cui sindacato, l’Anaao, ha già ricordato di aver impugnato l’arma del Tar e poi del Consiglio di Stato per contrastare l’integrazione già in atto tra le due aziende dal punto di vista della progressione delle carriere; l’eventuale “baco” giuridico potrebbe sollecitarli nuovamente. C’è attenzione su questi aspetti anche da parte dei sindacati, che comunque hanno già chiesto un tavolo alle aziende per affrontare le questioni operative. —

Stefano Ciervo