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Ferrara, post sul Green pass: ristoratori insultati e denigrati sul web

Aggressione social per i Piaceri di Lucrezia e per La Zanzara di Codigoro: bollati come "nazisti" e sommersi di stroncature con recensioni false sui siti specializzati 

FERRARA. Sono stati definiti “nazisti”, sono stati accusati di fare “discriminazione razziale”, gli è stato augurato di fallire e chiudere, e sul web sono comparse ovunque recensioni negative sui loro locali. La macchina infernale della denigrazione online si è accesa a pieni motori contro i ristoranti “I Piaceri di Lucrezia” di Ferrara e “La Zanzara” di Codigoro, il primo per aver postato una foto per comunicare ai clienti di avere il Green Pass, il secondo per aver ricordato, sempre su facebook, le regole sul certificato verde. Tanto è bastato a scatenare una tempesta di odio senza esclusione di colpi, uno tsunami di insulti e minacce che ha tutte le caratteristiche di un’azione ben pianificata e strutturata, visto che ha colpito - per gli stessi motivi e con identiche modalità - anche altri ristoranti in tutta Italia. 
Ieri mattina, racconta Giovanni Maria Ragazzi, cuoco dei “Piaceri di Lucrezia”, il telefono non ha mai smesso di squillare: «Sto ricevendo tantissime chiamate di solidarietà, non solo da clienti, ma anche da cittadini, che mi esprimono la loro vicinanza».
Anche il Pd comunale ha manifestato il suo sostegno, «li ringrazio e lo apprezzo, davvero, ma al tempo stesso vorrei chiarire che non abbiamo etichette politiche». Insieme alla solidarietà sono arrivate anche le prenotazioni, «ma siamo preoccupati per il futuro, non tanto per l’immediato. Gli attacchi sul web stanno continuando, ci stanno inondando di recensioni negative che danneggiano la nostra reputazione, e che continueranno a essere visibili in rete anche quando questa vicenda sarà dimenticata. Così un cliente che non ci conosce e che vorrà farsi un’idea del ristorante, troverà tanti giudizi pessimi e penserà che dipendano dalla cattiva qualità del nostro servizio. Su Tripadvisor, che è un sito più attento, ne sono passate solo un paio, ma su Google siamo pieni di cattiva pubblicità».
Agli attacchi gratuiti però non sono rimasti insensibili alcuni avventori, che in queste ore stanno intervenendo per riequilibrare e fare chiarezza sulle “fake”. 
Giovanni lavora come cuoco nel locale che la moglie Tatyana gestisce da una decina di anni in via XX Settembre, una ventina di tavoli e tanta passione per il lavoro. «Quel post tra l’altro non esprimeva alcun giudizio di merito.
Sono esperto di enogastronomia, non ho le competenze per valutare le decisioni dei tecnici e del governo, mi sono limitato a fare una comunicazione di servizio legata a una disposizione di legge, per far sapere che noi il Green Pass lo abbiamo. Anche perché non pochi clienti prima di prenotare chiedono informazioni sulle disposizioni di sicurezza e sul distanziamento, e mi sembrava corretto rassicurarli», conclude Giovanni, che si è rivolto alla polizia postale e poi formalizzerà la denuncia.
È rimasto «basito» di fronte ad epiteti come “nazista” il titolare della “Zanzara” di Codigoro Samuele Bison: «Dopo aver consultato il mio commercialista, la Fipe (la Federazione pubblici esercizi Ascom, ndr) e la Camera di Commercio, ho deciso di informare, sia sul profilo Fb del ristorante che sul mio personale - la clientela sulle nuove regole sul Green Pass, che entreranno in vigore il 6 agosto, perché mi dispiacerebbe che incorressero in sanzioni. Era un post “neutro”, anzi, forse anche un po’ critico nei confronti del provvedimento perché scarica sulle spalle dei gestori tutto l’onere dei controlli, e non lo trovo giusto. Ho sempre rispettato tutte le regole sul distanziamento, quando si potevano fare solo tavoli da quattro ho rifiutato prenotazioni di gruppi di sei persone, perché questi aspetti posso gestirli, ma il Green Pass, con tanto di app del ministero da scaricare, è un’altra cosa. Però la legge entrerà in vigore e i clienti ne devono essere consapevoli. Tutto qui. Per questo sono rimasto basito dalle reazioni che tutto questo ha scatenato». Bison ha poi cancellato e bloccato i commenti, «perché non era certo un bel biglietto da visita per i visitatori della pagina», ma ha tenuto il post originario. E riguardo al corollario, da copione, di stroncature online, non si dice preoccupato: «La mia è una clientela piuttosto selezionata e affezionata, sinceramente non temo contraccolpi. Denunciare? Non perderò tempo a farlo». Anche se quel “nazista”, «io che provengo da una famiglia che ha fatto la guerra», è proprio duro da mandar giù. —
 
Alessandra Mura