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Ferrara, obbligo vaccinale: scattano le misure per 44 addetti alla sanità

Possibile la sospensione o, in caso si riuscisse a trovare un'alternativa, il cambio di mansione 

FERRARA. Tempo scaduto per un’altra quarantina di operatori sanitari del Ferrarese. Dopo i primi otto casi di applicazione dell’obbligo vaccinale, con conseguente sospensione senza stipendio di altrettanti professionisti della sanità non immunizzati, a giorni partiranno le lettere con la comunicazione del provvedimento (sospensione o cambio di mansione) a un altro “contingente” di poco più di quaranta operatori che senza valide giustificazioni hanno rifiutato di vaccinarsi. Si tratta in larghissima parte di infermieri e Oss, mentre i medici si contano sulle dita di una mano.

Da quanto si apprende, una dozzina sono dipendenti Asl, e saranno tutti sospesi dal servizio senza stipendio, perché non è stato possibile ricollocarli in nessun’altra mansione che non prevedesse il contatto né con i pazienti, né con altri colleghi a loro volta a contatto con l’utenza, così come stabilisce la legge entrata in vigore ad aprile. Altri otto operatori recidivi fanno parte dell’organico del S.Anna di Cona, a cui si aggiungono i 24 in servizio in altre strutture sanitarie, come Cra o Rsa. Un ulteriore giro di vite, a due settimane di distanza dall’ultimo avviso agli operatori no vax, che potranno comunque tornare in servizio non appena dovessero decidere di immunizzarsi. Lo potranno fare in qualsiasi momento, presentandosi con il loro badge in un centro vaccinale del territorio. Si tratta di una misura, come detto più volte dall’azienda, che non vuole essere “punitiva” ma che ha il solo scopo di tutelare i pazienti.


E va in direzione di un’accelerazione della campagna vaccinale l’accordo tra Asl e medici di medicina generale (Fimmg), chiamati a sottolineare l’importanza dell’immunizzazione parlando con i loro assistiti negli ambulatori, e verificare se siano vaccinati. «La figura del medico di famiglia è quella che meglio conosce i pazienti e che ha più contatti con loro», spiega l’Asl, che si dice pronta a fornire le dosi necessarie ma anche il proprio sostegno. In questa fase i medici di famiglia si concentreranno in particolare sugli 11mila over 60 non ancora vaccinati, e che sono quelli più a rischio. «Abbiamo dimostrato che, con la corretta organizzazione e gli adeguati supporti aziendali, l’ambulatorio del medico di famiglia è il miglior luogo in cui riconciliare ai vaccini anche i pazienti più diffidenti», commenta il segretario provinciale Fimmg Claudio Casaroli. «Stiamo vagliando tutte le possibili piste per andare incontro alla cittadinanza che, per vari motivi, non si è ancora vaccinata», aggiunge la Dg Asl Monica Calamai. —

A.M.

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