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I post dei no vax imperversano sui social

Studio della Fondazione Mesit sulla presenza dei contenuti legati alle posizioni di chi rifiuta il vaccino: tra marzo e maggio 2021 la presenza dei loro messaggi è più che raddoppiata in rete

Roma. Tra marzo e maggio 2021, i no-Vax sui social sono più che raddoppiati (+136 per cento). È quanto emerge da uno studio sui contenuti online sui vaccini e sulle fake news stilato dalla Fondazione Mesit - Fondazione per la medicina sociale e l’innovazione tecnologica - nata su iniziativa di esponenti del mondo accademico, dell’associazionismo e delle professioni sanitarie per riportare al centro del dibattito istituzionale i temi della salute pubblica nelle sue diverse e articolate aree e rappresentazioni.

Nel report realizzato in collaborazione con Reputation Manager, società di riferimento in Italia nell’analisi e gestione della reputazione, e con i ricercatori dell’Università degli Studi di Roma «Tor Vergata», è stato analizzato il proliferare di fake news su internet in merito alla pandemia Covid nell’ultimo anno. Tra novembre 2020 e maggio 2021, sono stati analizzati oltre 147mila contenuti online relativi ai vaccini, pari a circa mille contenuti al giorno. E tra i contenuti falsi relativi ai vaccini, uno su due riguarda la pericolosità degli effetti avversi. In particolare, la categoria tematica in cui nel rapporto ricorrono più frequenti le fake news è proprio quella legata alla pericolosità degli effetti dei vaccini (49,3 per cento).La seconda categoria più popolata è quella relativa alla natura sperimentale del vaccino (18,2 per cento delle conversazioni potenzialmente fake), dove si incontrano "notizie" sulla mancanza di dati sperimentali e sui potenziali effetti catastrofici dei vaccini anti Covid sulla popolazione.Risultano riscuotere interesse anche le conversazioni sulla composizione del vaccino (11,3 per cento) e sugli interessi economici delle case farmaceutiche (10,9 per cento).

Più distaccati, in termini di volumi, le conversazioni sugli effetti dei vaccini sul dna (4,3 per cento), con una delle fake news più ricorrenti che «spiega» come il vaccino sia una terapia genica o possa causare modifiche del patrimonio genetico; e poi le conversazioni sui suoi legami con l’autismo (2,3 per cento).Secondo Marco Trabucco Aurilio, professore dell’Università del Molise e consigliere di amministrazione della Fondazione Mesit, «i dati ci dimostrano quanto sia pericoloso e diffuso un altro virus. Le fake news, specialmente quando si tratta di salute, contagiano milioni di cittadini attraverso i social e gli strumenti digitali. È una pandemia nascosta che crea danni enormi e che, pur se digitale, ha un costo altissimo in termini di vite umane nel mondo reale. La lotta alla disinformazione deve diventare una priorità delle istituzioni al loro livello più alto. Altri Paesi, in primis gli Usa, hanno messo in campo risorse e strumenti operativi di contrasto, in Italia siamo in forte ritardo».«Il proliferare delle fake news ha determinato a inizio anno un rallentamento delle vaccinazioni che si sta nuovamente verificando - dichiara Francesco Saverio Mennini, dell’università Tor Vergata - una recente ricerca, condotta insieme a Kingston University, ha dimostrato come correre nelle vaccinazioni è necessario non solo per salvare più vite ma anche per evitare che si apra una nuova faglia nell’economia del Paese, quasi 6 punti di Pil all’anno fino al 2022». --