Pescherecci fermi in porto, il mare adesso deve riposare

Reti in barca da oggi al 6 settembre. Il pesce fresco c’è ma arriva da altri mari. Perplessi gli addetti ai lavori: «A rischio la sostenibilità delle imprese ittiche»

PORTO GARIBALDI. Da oggi fino al 6 settembre scatta in tutto l’Alto Adriatico il fermo pesca biologico. Sulle tavole arriveranno canocchie, seppie, mazzancolle, gamberi, sogliole, branzini e altre specie ittiche provenienti dalla sponda opposta dell’Adriatico o dal Medio e Basso Adriatico o da Mediterraneo e Tirreno, interessati dallo stop temporaneo di pesca nei periodi successivi.

Prese di posizione


Resta aperta la querelle sulle politiche attuate dall’Unione Europea in funzione del continuo calo della pressione di pesca, perché, come sottolinea Sergio Caselli, «ai 30 giorni continuativi di fermo si sono aggiunti 8-10 giorni in base alla tipologia di barca, ma nei prossimi tre anni è previsto un taglio ulteriore del 30% e questo mette a rischio la sostenibilità delle imprese ittiche». Dopo la manifestazione del 12 giugno scorso, i pescatori stanno già preparando nuove iniziative per l’autunno, la prima, unitaria a ottobre e una seconda, in sinergia con i colleghi del bacino del Mediterraneo, allo scopo di invertire la rotta tracciata dalla Comunità europea. L’auspicio è quello che «il governo italiano – prosegue Caselli –, modifichi le decisioni comunitarie. C’è bisogno di una volontà politica dei governi e dei parlamentari europei di tutti gli schieramenti, un’intesa bipartisan, che si traduca in atti concreti a tutela della pesca».

Il fermo pesca biologico è alle porte, mentre i pescatori sono ancora in attesa che vengano liquidati gli indennizzi legati al 2020. L’elemento di novità per un’estate che si preannuncia di calma apparente per il comparto, riguarda la presa di posizione del sottosegretario di Stato con delega alla pesca, Francesco Battistoni (Forza Italia), il quale ha preannunciato di voler convocare, in autunno, gli Stati generali della pesca, per fare il punto della situazione.

Il futuro

«Se togliamo il fermo pesca e il maltempo, in Adriatico si pesca per circa 140 giornate all’anno – è l’analisi di Caselli –; ma con le nuove misure che vuole introdurre l’Unione Europea si potrebbe scendere a 100 giornate annue. Sotto le 130 giornate non c’è più la sostenibilità economica delle imprese».

Per Vadis Paesanti, vicepresidente regionale di Confcooperative FedAgriPesca, «dal 2020 al 2023 l’Europa ha previsto una graduale riduzione dello sforzo di pesca. Avanti di questo passo e il settore chiude, tenuto conto che dopo la conclusione del fermo pesca, fino a novembre si potrà calare le reti soltanto dal lunedì al giovedì».

A margine del braccio di ferro con l’Unione Europea trapelano i primi dati di un’annata discreta da gennaio a giugno, con «un mese di luglio che è stato il peggiore – sottolinea Paesanti – degli ultimi 10 anni». Nelle reti sono finite le tradizionali canocchie e accanto a seppie e a mazzancolle si è registrato il ritorno di buoni quantitativi di gamberi ma, complici i cambiamenti climatici e la presenza del granchio blu, «si sono viste nuove specie che prima non c’erano, come gli scorfani e il pesce serra».

«Il fermo cade in un momento difficile – denuncia Coldiretti Impresapesca –, poiché il blocco dell’attività va a sommarsi all’aumento drastico della riduzione delle giornate di pesca imposta dalla normativa europea, per le imbarcazioni operanti a strascico. Senza la riduzione del periodo fisso di blocco delle attività almeno per l’area del’Adriatico, l’apertura alla tutela differenziata di alcune specie e la possibilità per le imprese di scegliere i restanti giorni di stop, come richiesto da Coldiretti Impresapesca, l’assetto del fermo pesca 2021 non risponde ancora alle esigenze delle aziende». —

Katia Romagnoli

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