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In due paesi tensione tra fedeli e parroco: e ora Boccaleone ha la chiesa chiusa

Anche a Consandolo tante critiche all’operato di don Gilberto. Il vicario: a volte è stato aggredito, ma ci sono delle divisioni

CONSANDOLO. La vicenda materna di Consandolo una decina di giorni fa si è chiusa nel migliore dei modi, non senza fatica. Ma alla fine conta il risultato ed è vincente per la neonata associazione “Arcobaleno”, che si troverà a gestire la struttura con 32 bambini iscritti. Ma i problemi nella frazione e a Boccaleone con il parroco don Gilberto Putti restano e sono tali che da tempo sulla vicenda è stata interessata la Diocesi.

Don Gilberto è parroco a Consandolo da oltre cinque anni e già dall’inizio secondo alcuni fedeli ci sono stati contrasti, acuiti nel corso degli anni. La situazione si è appesantita nell’ultimo periodo, in particolare da quando la Diocesi di Ravenna ha dato inizio a una riforma delle parrocchie, partita proprio da quelle gestite nel Ferrarese. In particolare, quella di Boccaleone è stata accorpata a quello di Consandolo, con la prima criticata conseguenza che don Gilberto ha letteralmente chiuso la chiesa della prima frazione, concentrando l’attività religiosa nella chiesa di Consandolo.


Ovviamente, le proteste non si sono fatte attendere molto. Prima alla stessa Diocesi, poi addirittura al papa. Sì, avete letto bene, a papa Francesco, al quale è stata inviata una lettera per segnalare la chiusura della chiesa.

Le contestazioni.  Ma, come detto, è a Consandolo che da tempo c’è una divisione fra i residenti. Da una parte chi difende don Gilberto, con tanto di raccolta firme a suo sostegno presentata alla Diocesi. Ma dall’altra parte ci sono fedeli in perenne contrasto, che a loro volta hanno segnalato il disagio alla Diocesi e poi si sono rivolti anche alla Nuova Ferrara. E sono proprio questi a raccontarci alcuni degli episodi che motivano questa divisione: «Recentemente è morta una signora - ci dicono -, per far venire i parenti da lontano si era stabilito di celebrare il funerale al mattino, ma lui ha cambiato tutto, fissando la messa al pomeriggio per il caldo, quando si sa che al mattino c’è meno caldo. Altre volte è successo che i parenti dei deceduti chiedessero di poter far celebrare la messa a un altro parroco a cui erano legati, ricevendo un “no” irremovibile. All’ultima cresima i bambini hanno preferito andare in chiese di paesi vicini. E molto spesso le messe quotidiane addirittura non vengono celebrate, cioé i fedeli sono in chiesa ad aspettare il parroco che non arriva, senza aver comunicato in alcun modo la variazione di programma».

La difesa. Come detto, però, non tutti sono in contrasto con don Gilberto, come ci spiega il vicario ferrarese, don Alberto Brunelli: «Effettivamente c’è inquietudine e si sono creati di fatto due fazioni - ci spiega il vicario generale della Diocesi di Ravenna -; qui effettivamente ci sono arrivate delle lamentele, ma anche una raccolta firme di persone che sostengono e apprezzano il lavoro del parroco. È oggettiva questa divisione, come ha dimostrato l’ultima cresima, ma credo dipenda da tanti fattori. Penso a esempio all’aspetto del catechismo e il rapporto con famiglie e bambini (c’erano state tensioni anche in questo frangente; ndr): il parroco vede le situazioni e valuta il da farsi, bisogna rispettare le sue decisioni. Troppe volte è stato aggredito verbalmente da chi non era d’accordo con lui».

Ora si aggiunge alle critiche la chiusura della chiesa di Boccaleone: «Il vicariato di Portomaggiore è passato da sette a tre parrocchie, d’altronde calano i fedeli e anche i bambini, non si riescono a fare le attività. È chiaro a tutti che questo non è colpa di don Gilberto... Boccaleone è un paese di 500 abitanti, la media di fedeli in chiesa nelle nostre Diocesi è il 5%, parliamo cioé di 25 persone».

A questo punto bisogna capire cosa potrà accadere nell’immediato futuro: «L’arcivescovo Ghizzoni è venuto in zona per una visita pastorale e ha sentito le persone. L’aggregazione effettuata è anche legata a questo. È chiaro che bisogna trovare il modo per un approccio migliore, ma da entrambe le parti. I fedeli devono capire che certe decisioni spettano al vescovo, non si può pretendere di imporre delle scelte. Come nel caso dell’asilo: a don Gilberto sono state date colpe che non aveva. Ma va trovata una soluzione». —

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