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Ferrara e Green pass, i ristoratori “temono” i clienti

«Come reagiranno alla richiesta dei documenti?». Nelle “prove” due giapponesi contenti, ma c’è chi invoca la privacy

Il Green pass e i ristoratori

FERRARA. C’è chi ha già scaricato l’app per controllare il Green pass e chi resta dubbioso. Il timore di scoraggiare o addirittura di dover litigare con clienti riottosi a mostrare ad esempio la carta d’identità, quello ce l’hanno tutti. I ristoratori ferraresi vedono avvicinarsi il G-day, venerdì 6, quando dovranno cominciare a chiedere documenti e pass a chiunque voglia sedersi all’interno dei locali, con una buona dose di rassegnazione: «Di prendere multe non ne abbiamo voglia, quindi i controlli li faremo anche se c’è una tipologia di clienti che avrà sicuramente qualcosa da dire» fanno presente all’Osteria del Ghetto, dove hanno già scaricato app e Qr Code.



Il lato buono. La cosa positiva, sottolinea Pasquale Travagli dell’Osteria degli Ulivi, è che «la gestione del Green pass è piuttosto semplice. Noi l’abbiamo già provato sui nostri pass, ci è capitato di attivarlo anche per un paio di turisti giapponesi che ci tenevano proprio ad essere controllati: quando hanno visto il bollino verde erano contentissimi. Sì, confermo, compare il verde oppure il bollino rosso se il controllo fallisce, e il nome della persona alla quale è intestato il pass, quindi è possibile effettuare il controllo con il documento. Il problema è che con giornate di maggior impegno servirà in sostanza una persona in più per i controlli». L’Osteria degli Ulivi ha 5 tavoli esterni e 8 all’interno, e già ora «un po’ di aria condizionata non dispiace ai clienti. Le loro reazioni ai controlli? C’è chi invoca la privacy, “ho già il Green pass cosa serve il documento?”, mi domandano. Il fatto è che la gente è convinta che siamo noi ristoratori a volere tutto questo - è l’annotazione di Travagli - invece siamo costretti a farli, pena non solo la multa (pure per il cliente, ndr) ma anche la chiusura del locale per violazione delle normative Covid».

I dubbi. Il ristorante pizzeria Partenope di via Arianuova ha riaperto proprio ieri, e già si ritrova la matassa dei controlli da dipanare: soprattutto perché i suoi 80 posti, già dimezzati dalla pandemia, sono tutti all’interno del locale. «Per il 6 siamo un po’ in difficoltà, ancora non sappiamo come comportarci - confessa Chiara Romiti - Non è ben chiaro il senso della cosa: i dipendenti possono non essere vaccinati mentre i clienti sì? E come facciamo con i bimbi? E poi c’è l’app da scaricare, i documenti da controllare...».

L’alternativa. L’alternativa ci sarebbe, dice Matteo Musacci della Fipe, «basterebbe presentare un’autocertificazione sull’avvenuta vaccinazione o tampone, come succedeva durante i lockdown per poter uscire. Spetterebbe poi alle forze dell’ordine fare i controlli, evitando ai ristoratori il rischio di multe pesanti (da 400 euro in su) perché non possiamo essere noi a validare carte d’identità. Sia chiaro, comunque, che questo è l’unico sistema per rimanere aperti nelle prossime settimane, se dovesse continuare l’attuale trend dei contagi, visto che una parte degli over 60 continua per motivi che non si capiscono a non volersi vaccinare».

Musacci nel suo ristorante Apelle al momento non prende «prenotazioni all’interno: quando sarà il caso, lo staff dotato di telefonino farà i controlli già all’ingresso». —

Stefano Ciervo

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