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Droga, spaccio e giovani: "Oggi le famiglie nascondono il problema a  casa"

Dopo l'ultima vittima ell'eroina, interviene Gabriele Castaldi, presidente associazione famiglie contro le tossicodipendenze.
«Non si fa più prevenzione, si parla di droga solo per gli arresti e per i morti per overdose»

FERRARA . L’ultimo contatto nel marzo scorso: «Una madre, sono sempre le madri che se ne occupano, ci ha contattato per il figlio tossicodipendente bloccato con lei in casa per il Covid, ingestibile, che rompeva tutto, chiedeva soldi: le abbiamo detto di segnalare il fatto a polizia o carabinieri, iniziare un percorso, chiedere aiuto. Non si è fatta più viva». Gabriele Castaldi ne ha viste tante di madri («I padri no, quelli scappano davanti al problema») chiedere aiuto. «Ma non è come andare dal medico e prendere una ricetta, un farmaco e tutto passa. Sulle dipendenze si deve lavorare sulle persone, i giovani soprattutto oggi, le famiglie e rivolgersi agli esperti: ma si deve volere questo».

40 anni in prima linea


Castaldi non è un esperto, lo è diventato dopo 40 anni di attività nell’Associazione famiglie contro la droga. Da sempre una prima frontiera, per passare dall’altra parte, e combattere le dipendenze: droga ieri, tanta eroina, policonsumo oggi (droghe di tutti i tipi), alcol tantissimo tra i giovani e anche gioco d’azzardo. Parla dall’ufficio al Grattacielo: «è ancora aperto, non so ancora per quanto, come associazione abbiamo debiti pregressi con il Comune per l’affitto». Parla sollecitato dalla Nuova Ferrara dopo l’ultimo decesso di strada per overdose: che ha fatto impressione agli inquirenti, anche a lui: «Era tanto tempo che non accadeva, sì mi ha fatto impressione: e posso dire che ormai la gente, le famiglie, i figli spesso giovanissimi, a forza di sentir parlare di consumo di droga si è abituata, la prende come una cosa normale: una volta le famiglie la combattevano l’eroina che uccideva ogni giorno, anni’80 e’90». E oggi? «Oggi le famiglie non si vedono più nei nostri uffici, non chiamano al telefono (vedi a fianco i numeri e per i contatti, ndr). Pensano di risolvere il problema della dipendenza, ad esempio di un ragazzino di 14 anni, nascondendolo e tenendolo in casa. Un tempo le famiglie facevano la coda nei nostri uffici e oggi...Oggi ormai stiamo chiudendo, nessuno viene più ad informarsi e informarci, nessuno vuole farlo. Ma come abbiamo sempre detto è facile entrarci nel mondo della droga, delle droghe di oggi, difficile uscirne, oggi più che in passato».

E l’ultimo decesso per overdose lo conferma, visto che la vittima aveva 43 anni, veniva dal Rodigino: una vittima, l’ennesima, per una tragedia che nasconde dolore, il dramma delle famiglie che restano, quelle coinvolte, piegate dai sensi di colpa. Che debbono anche affrontare i giudizi, parole crude, brutali, i commenti e lo stigma dei post di Facebook (sulla Nuova Ferrara): “Comunque uno in meno”, “Se l’è cercata”, “Sua scelta e va bene così” “Sapeva cosa andava incontro”. Castaldi cosa risponde a questi ferraresi con le idee non chiare? «Posso dire che non capiscono niente», e si trattiene, giustamente: «Quando con queste parole si vuole questa scorciatoia di pensiero, si sbaglia: è come ho sempre detto, se non hai il problema e non sai cosa sia non puoi dire nulla su chi ha vissuto sulla propria pelle il dramma di un figlio, compagno, marito, conoscente». «Voglio ricordare che anni fa dopo la morte d’overdose sotto al Grattacielo di un ragazzo, la fidanzata scrisse a caratteri cubitali in rosso “non ti dimenticherò mai”». È la riposta più diretta alle tanti voci fuori luogo e fuori tono di sempre, di ieri e di oggi.

Ma oggi cosa succede?

«Oggi li vedo tantissimi giovani, pensano di riuscire a gestire la droga, non diventare tossicodipendenti e con loro vedo le famiglie indifferenti: se invece hai una famiglia attenta, che si interessa a te, si accorge subito se fai uso di droga, alcol o altro: lo vedi da come un ragazzo cambia umore, dai suoi comportamenti, con chi esce e passa il suo tempo, dai soldi che non gli bastano e che chiede invece ai nonni. Lo dico a malincuore: siamo andati molto indietro, al passato». Perché? «Perché oggi le famiglie delegano tutto agli altri: e poi portano figli, compagno o altro dallo specialista, pensando che l’esperto risolva tutto: ma se non gli fai fare un percorso, decidi insieme di tentare ad uscirne, il problema resta». Ed esplode, dura anni.

Spesso ad incontri pubblici, Castaldi ripete sempre che “di droga se ne parla solo dopo arresti e morti per overdose, non si va mai oltre”. «Sì, è così, e poi non si parla più di prevenzione. Non si fa più prevenzione. Se non viene fatta all’inizio mettendo in allerta le famiglie, quando si è invece ormai dentro tutto è difficile, tanti si affidano a specialisti ma occorre avere in primis la volontà di affrontarlo il problema».

Famiglie bruciate

Che brucia le famiglie, i rapporti, tra padri e madri, distrutti dai sensi di colpa: «Noi con la nostra attività di ascolto, partivamo sempre da dentro, prima dalla prevenzione, poi cercando di mettere insieme i pezzi, quando padri e madri si separavano per sensi di colpa, sugli errori attribuiti all’uno o all’altro. E lo ripeto, sono sempre le madri che restano ad affrontare il problema, i padri scappano. Un altro aspetto è quello della delega di tante famiglie che lavorano sui nonni, fondamentali, ma vanno istruiti, allertati». E la scuola? «Le scuole non hanno tempo o spazi, si è persa l’abitudine di andare a parlare coi ragazzi dentro le scuole: a parte questo periodo di blocco del Covid, non colgo tanta disponibilità».

E poi servono volontari: «Io sono vecchio, ho 80 anni, non vorrei disperdere il patrimonio di esperienze accumulato: per andare avanti abbiamo bisogno di volontari, segnali, anche dal Comune, e dalle famiglie che sono sempre più chiuse in se stesse». –

Daniele Predieri

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