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Mesola. Due pensionati accusati di furto di legna. La “raccolta” nel bosco di Santa Giustina

Al processo, testimonierà il sindaco Padovani. La difesa: seguirono l’appello per sgomberare rami e altro  

MESOLA. Lui e lei, pensionati, 150 anni in due, marito e moglie, accusati di aver rubato legna dal bosco Santa Giustina di Mesola, sono finiti a processo per l’accusa di furto aggravato. A loro arrivarono i carabinieri della Forestale durante controlli, e il fatto contestato risale ormai all’agosto di due anni fa, quando dopo un fortissimo fortunale, alberi e rami del Bosco caddero a terra e anche sulla strada che da Santa Giustina porta a Goro.

Caso paradossale


E proprio per questo il caso diventa paradossale perché in realtà la legna che si contesta esser stata rubata – questo dicono i due pensionati e il loro avvocato, Mirca Ferrari –, era quella caduta a terra, recuperata di volta in volta nel sottobosco e sulla strada, dopo il fortunale, dove di fatto loro stessi (e tanti altri cittadini) avevano contribuito a far pulizia.

Il processo accerterà i fatti, ma già da oggi il pensionato imputato ricorda che c’era stato anche un appello su Facebook ai cittadini a recuperare la legna per pulire strade e bosco. Tanto che il sindaco di Mesola, Gianni Padovani, verrà chiamato come testimone al processo fissato nel prossimo novembre dal difensore dei coniugi pensionati. Ma si badi bene, anche se in buona fede, il reato resterebbe in quanto non si può raccogliere legname in un bosco pubblico, soprattutto se la quantità è importante, come contestato in questo caso. La legge non consente o ammette attenuanti: da qui l’accusa perché in concorso tra loro, per procurarsi un ingiusto profitto (legna da ardere), asportavano dal bosco in questione una quantità importante di legna, accumulata ovviamente in diverso tempo.

20 metri steri

Circa 20 metri steri di legname: e anche qui occorre aprire una parentesi per i non addetti ai lavori, poiché non si tratta di un errore o un refuso giornalistico, ma il metro stero è l’unità di misura del volume usata per la legna da ardere o il carbone: infatti, un metro stero corrisponde a un metro quadrato di pezzi di legna lunghi un metro, ben accatastati parallelamente gli uni agli altri. E i militari dei carabinieri della forestale la legna l’avevano trovata, nel loro cortile, vicino alla casa dove abitano marito e moglie a Mesola ben 20 metri steri. Loro, i due pensionati, debbono difendersi, e chi ha subìto il danno - come recitano gli atti del processo - è la Provincia di Ferrara, proprietaria del bosco di Santa Giustina, cui era stato ceduto dalla Regione per la sua gestione.

Il problema è che il reato non è da poco. Oltre al furto, anche l’aggravante specifica, poiché il furto sarebbe stato commesso su beni “esposti alla pubblica fede”, aggravante che obbliga i denuncianti a procedere d’ufficio, per quella legna che di proprietà pubblica in questo caso della Provincia. Un aggravante, che altra curiosità di questo processo, è assai consueta - e conosciuta per chi è accusato - nella zona, tra Comacchio, Mesola e Goro poiché viene contestato per il furto di vongole.

In aula a novembre

Il processo ha già mosso i primi passi davanti al tribunale di Ferrara, ed è stato aggiornato appunto a novembre. Il nodo del processo sta tutto nel valore del bene e la sua provenienza: ma si tratta di legna caduta e poi raccolta, non tagliata. Legna per cui – sottolinea la difesa - c’era stato anche un appello a raccoglierla per aiutare a pulire, in seguito al quel fortunale che colpì tutto il Mesolano. E ancora, tesi a difesa: nei 20 metri steri di legna accatastati - dicono i pensionati - c’era anche e soprattutto la legna che la coppia aveva comprato regolarmente, come combustibile per la casa.

Daniele Predieri

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