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Ortopedia, riabilitazione e ginecologia.  La chirurgia che porta da Ferrara verso il Veneto

Santa Maria Maddalena meta preferita, gli Ospedali di Rovigo salgono dopo la chiusura del punto nascita del Delta

FERRARA. La sanità ferrarese non riesce ad intercettare gli spostamenti che i cittadini sono indotti a fare per curarsi, sopratutto verso il Veneto. L’indicatore di questa tendenza, la mobilità passiva, è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni, mettendo tra parentesi il biennio segnato dalla pandemia che ha dinamiche particolari, nonostante gli sforzi messi in campo per ridurla per quello che per la Regione resta un obiettivo fondamentale, in quanto drena risorse importanti dei cittadini emiliano-romagnoli. È ancora il Veneto il principale “concorrente” dei fornitori di cure e servizi sanitari ferraresi, con una vera e propria classifica delle strutture più attrattive che vede nettamente in testa la casa di cura di Santa Maria Maddalena, seguita dagli Ospedali di Rovigo e, un po’ a sorpresa, dalla Casa di cura Madonna della salute di Porto Viro, oltre alla Casa di cura di Abano Terme; il crescita l’ospedale Villa Maria di Padova. È quanto si evince dallo specifico capitolo dedicato alla mobilità passiva del Progetto d’integrazione tra Asl e Sant’Anna.


Mancata discesa

I ricoveri “mobili”, si ricava dalla tabella allegata al focus, sono scesi da 59.415 del 2017 ai 58.541 di due anni dopo, ma sul numero complessivo incide in maniera sensibile il dato dei pazienti che si “scambiano” le due aziende ferraresi, e restano quindi sul territorio. Quando si esce dal contesto provinciale si annota una crescita dei ricoveri infraregionali, passati da 6.098 del 2017 a 6.249 dell’anno pre-Covid, e quella che il documento definisce una «sostanziale stabilità» della mobilità passiva extraregionale, «rivolta prevalentemente verso la regione Veneto». L’andamento è in realtà oscillante perché in tre anni i ricoveri ferraresi in Veneto sono stati 4.732, poi scesi 4.521 e infine risaliti a 4.612, mentre sono calati in maniera sensibile quelli in altre regioni (da 2.003 a 1.756). Ogni ricovero, come gli esami, le visite o gli interventi, sono pagati con i soldi riservati alla sanità emiliana e ferrarese, con tabelle predefinite.


La “classifica”

Il documento entra quindi nel merito delle strutture preferite dai pazienti in trasferta, la maggior parte delle quali intervengono sulla fase acuta e post acuta. La Casa di Cura Città di Rovigo, viene evidenziato ha prevalentemente attività post acuta delle malattie del sistema nervoso e del sistema muscoloscheletrico. «Altrettanto importante» è il Villa Maria di Padova che mostra un trend in aumento ed esegue prevalentemente interventi di artrodesi vertebrale, cioè la stabilizzazione della colonna vertebrale.


La struttura di Santa Maria Maddalena resta però di gran lunga la preferita. In cima alla lista degli interventi le sostituzione di articolazioni, con 361 ricoveri in un anno; le lesioni radicolari con sistemazione delle aderenze del midollo spinale stanno al secondo posto, con due giorni di degenza; vengono poi 192 protesi di ginocchio e 154 femorali, che allungano la degenza a otto giorni. Gli Ospedali di Rovigo attraggono prevalentemente parti, aborti e interventi sull’utero, «a partire dalla chiusura del punto nascita del Delta nel gennaio 2018». Alla Madonna della salute va chi deve riabilitarsi dopo interventi all’anca e al ginocchio, anche per 17 giorni di degenza, ma anche gli obesità, con interventi passati da 30 a 49.

Stefano Ciervo

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