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Ferrara, cade dalla bicicletta e batte la testa: bimba di 8 anni muore il giorno dopo

Martedì l’incidente all’Acquedotto, mercoledì mattina la piccola è stata male: sanitari e Polizia hanno tentato di tutto. Ora l’indagine

Ferrara, bimba di 8 anni muore il giorno dopo la caduta in bici

FERRARA. Era caduta dalla bicicletta, battendo la testa, nel parco dell’Acquedotto, giocando insieme al fratellino più grande di un anno. Martedì pomeriggio. Una caduta come tante, quando si ha 8 anni, l’elettricità in corpo, sfogata con corse e pedalate senza fiato attorno all’anello della piazza dell’Acquedotto. Una caduta normale, senza conseguenze, almeno sul momento. «Di solito quando si fanno male seriamente, i bambini vengono soccorsi e qui ci chiedono ghiaccio e altro», spiegavano ieri pomeriggio dal bar dell’Acquedotto. E così, dopo la caduta, la bambina di 8 anni e il fratellino sono tornati a casa, hanno detto ai genitori cosa era accaduto, ma la stessa piccola li aveva tranquillizzati dicendo di star bene. Poi, invece, nella notte, i primi segnali di qualcosa che non andava.



Ultime parole. Conati di vomito, un sonno irrequieto, fino alla mattina di ieri, altri segnali e quando la piccola si è svegliata, ha chiesto al papà: «Mi metti un po’di ghiaccio». Riaddormentandosi, poco dopo, senza svegliarsi più. Sono state le sue ultime parole, perché la bambina, 8 anni, è morta attorno alle 13 di ieri, dopo che i sanitari del 118 – chiamati dai familiari per le condizioni aggravate della piccola – hanno provato a lungo a rianimarla, a tenerla in vita.

In ogni modo, con ogni strumento a loro disposizione. Aiutati in questo sforzo per la vita dagli stessi agenti della Polizia intervenuti subito, nella casa, qui in città, tra l’Acquedotto e via Bologna, dove la piccola viveva con papà e mamma e il fratellino, testimone della possibile causa della tragedia: quella caduta, l’impatto sull’asfalto con la testa e quindi la possibile commozione cerebrale che nella notte ha portato alle complicazioni che avrebbero innescato il decesso. Il medico legale intervenuto ieri, Raffaella Marino ha subito dato le indicazioni al pm di turno Fabrizio Valloni, che ha aperto l’indagine – dovuta – e ora ordinerà l’autopsia per accertare le esatte cause della morte della piccola. Indagini che per tutto il pomeriggio di ieri, dalle 13 quando era scattato l’allarme al 118, hanno portato gli ispettori della Squadra mobile nella casa e con l’aiuto degli agenti delle Volanti hanno ascoltato tutti i familiari. Per capire di più.

Fino alla fine. Ma c’è ben poco da approfondire – anche se è stato fatto escludendo altri scenari – in una tragedia che ha colpito gli stessi poliziotti che avevano tentato – dando il cambio ai sanitari esausti nelle pratiche – di rianimare la piccola. «Ci credevo, e senza sosta abbiamo tentato fino alla fine», diceva uno degli agenti davanti al casa, mentre il collega come un padre, per proteggerlo dagli atti in corso, teneva per mano il fratellino facendolo allontanare dalla casa dove venivano svolti gli esami medico legali, della Scientifica e ascoltati i familiari.

Distrutti dal dolore, anche per non aver lanciato prima i soccorsi: ma la piccola, così è emerso, non aveva nessuno segno esterno – ecchimosi, perdita di sangue, gonfiori alla testa – che potessero far pensare alla necessità di chiamare un ambulanza e portarla in ospedale. Questo spiegano gli inquirenti che hanno chiarito dopo una attenta analisi ciò che è successo, che la causa di tutto era solo quella caduta. Che non aveva preoccupato, ma che sarebbe stata l’innesco della commozione cerebrale che avrebbe portato la piccola alla morte: «È davvero una tragedia», risponde un inquirente prima di lasciare la casa. Le altre risposte dall’autopsia.

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