I genitori di Iman non trovano pace. «Ma è proprio vero che non c’è più?»

La mamma: non riesco ancora a credere che la mia bimba è morta. Il fratellino continua a chiedere della sorella

FERRARA. «Ma è proprio vero che Iman è morta? Che la mia bambina non c’è più?» Non si dà pace Safia, la mamma della piccola di otto anni deceduta poche ore dopo quella che sembrava una banale caduta dalla bicicletta. Ieri, stordita dal dolore, ha affidato al cognato Nader, zio della bimba, la sua straziata incredulità per una perdita che appare inaccettabile.

«Stentiamo ancora tutti a credere a quello che è successo – dichiara lo stesso Nader, che vive in Francia ma in questi giorni era a Ferrara per visitare i suoi parenti – Iman era meravigliosa, piena di vita e di gioia. Amava la scuola, le piaceva mangiare, giocare, scherzare. Con i miei figli, i suoi cugini che hanno circa la sua età, si scambiava tantissimi messaggi via whatsapp. Era così socievole e allegra, empatica e affettuosa. Anch’io non mi capacito che sia andata via per sempre. Il suo fratellino è disperato, continua piangere e a ripetere che vuole giocare con la sorella, il papà Adalate è in uno stato tremendo, tutta la famiglia è sprofondata nel dolore».



È proprio lo zio della piccola che in questi giorni sta cercando di aiutare i genitori di Iman ad affrontare anche quelle incombenze burocratiche che sembrano ancora più assurde dopo un lutto. «Adesso dovranno fare l’autopsia, oggi (ieri ndr) la polizia ci ha consegnato dei documenti, ma è tutto molto difficile e complicato. Le famiglia qui a Ferrara non conosce nessuno, e si sente ancora più sperduta».



Quando gli accertamenti medico legali saranno completati e la salma sarà restituita alla famiglia, potrà essere fissata la data dei funerali. «I genitori vorrebbero che Iman fosse sepolta nel cimitero di Porotto, per averla vicina e poterla andare a trovare – continua Nader – ma per il momento, come si può comprendere, sono sotto choc, paralizzati dalla disperazione, non riescono a pensare a niente e non sanno a chi rivolgersi. Io sto facendo il giro delle moschee, per vedere se è possibile avere qualche aiuto».

In poche ore la vita della famiglia Zarki è precipitata in un incubo. Una caduta dalla bicicletta, mentre pedalava con il fratello all’ex Acquedotto, ha innescato la tragedia che ha portato alla fine della sua giovane vita. Poche ore dopo quel piccolo infortunio che sembrava senza conseguenze, la piccola si è sentita male e le sue condizioni si sono aggravate fino al decesso innescato con ogni probabilità, come potrà confermare l’autopsia, da una commozione cerebrale.

Interrogativi su cui la medicina legale farà chiarezza, resta senza risposta invece la domanda che mamma Safia continua a ripetere: «Perché la mia bambina non c’è più?».

A.M.

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