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Ferrara, continua il calo delle attività: «Un 20% in meno di vendite sul preCovid»

Osti (Confesercenti): i clienti spendono meno nei negozi e anche i saldi non stanno dando i risultati sperati

FERRARA. È uno dei settori che ha pagato maggiormente l’anno e mezzo di pandemia e a Ferrara, centro storico compreso, non meraviglia che molti negozi abbiano abbassato le saracinesche, senza un adeguato ricambio. Lievi miglioramenti rispetto al 2020 ce ne sono stati, ma la situazione emergenziale è tutt’altro superata come conferma anche il direttore di Confesercenti Ferrara, Alessandro Osti.

CALO DELLE ATTIVITA'


«Il Covid - premette Osti - ha lasciato un segno pesante nel tessuto commerciale della città. Nel Comune di Ferrara i dati dell’ufficio statistica della Camera di Commercio di Ferrara ci dicono che il confronto tra i numeri delle imprese commerciali attive al 30 giugno di quest’anno è inferiore di 31 unità rispetto alla stessa data dell’anno scorso, numero che arriva a meno 79 nel confronto con i dati al 30 giugno 2019. Il passaggio alla zona bianca, la libertà degli spostamenti, le riaperture serali dei locali e la fine del coprifuoco, hanno certamente aiutato a pensare positivamente, verso un progressivo ritorno alla normalità. Volendo fare un bilancio di questi mesi, particolarmente nel settore del commercio e del turismo della nostra città, i dati ci dicono però che il ritorno ai numeri pre Covid è ancora lontano».

IL SONDAGGIO

Confersercenti ha recentemente fatto anche un sondaggio tra i commercianti associati, emerge che c’è stato sì un miglioramento rispetto all’anno precedente, quantificabile con un aumento che arriva anche ad un più 10%. Per tornare ai livelli del 2019, il commercio sconta ancora un gap del 20%.

«Anche i saldi ad oggi non hanno dato quella sferzata che ci si poteva aspettare - continua il direttore di Confesercenti Ferrara - e sulla quale sono riposte aspettative importanti. Ad un buon inizio è poi succeduto un rallentamento. Ma il dato più evidente è che il prezzo interessante non sembra non rappresentare più un incentivo all’acquisto per l’affare da portare a casa, il comportamento del consumatore quest’anno sembra essere prevalentemente incentrato all’acquisto in base alle sole necessità del momento, e comunque l’interesse maggiore è rivolto agli articoli di basso prezzo».

LE CAUSE DEL CALO

La causa di questa modifica dei comportamenti di acquisto, è dovuta a diversi fattori principali secondo Osti. «Da una parte - osserva - le minori disponibilità delle famiglie, dovute alla riduzione degli stipendi per il forte ricorso alla cassa integrazione degli ultimi mesi e della maggiore precarietà nel mondo del lavoro. Dall’altra ha inciso notevolmente la mancanza di turisti. Anche in questo caso il confronto con il 2020 rappresenta un aumento del 10,2%, ma che diventa un -57,7% rispetto al 30 giugno 2019. Impietosi poi i dati se ci si limita ai turisti stranieri: -39% rispetto al 2020 e -89,8% rispetto al 2019. Anche il lockdown ha inciso sui comportamenti di acquisto: essere costretti stare chiusi in casa ha reso più comune il ricorso a fare compere on-line».

L’auspicio degli operatori è chi si consolidi la situazione di diminuzione dei contagi e della minor aggressività del virus, così da poter stabilizzare anche nella psicologia delle persone, il ritorno alla normalità nella vita quotidiana. «Un risultato che si potrà ottenere - conclude Osti - proseguendo l’importante attività di vaccinazione e con il rispetto delle norme cautelative, determinante per l’economia e affinché non vada persa anche la quarta stagione consecutiva, quella del prossimo autunno inverno, non ce lo possiamo permettere, e per molte aziende potrebbe rappresentare un punto di non ritorno». —

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