Ferrara, da settembre attive le fototrappole contro l’abbandono dei rifiuti

Il servizio integrato di gestione costerà 60mila euro. L’assessore Balboni: posizioni non fisse ma turnate

FERRARA. È prevista per la fine di settembre l’attivazione delle fototrappole contro l’abbandono dei rifiuti, che saranno collocate nei punti critici individuati da attività incrociate di monitoraggio. Il servizio integrato di gestione delle fototrappole costerà 60mila euro all’anno e i dispositivi in azione saranno dieci. Intanto è in corso proprio in questi giorni la procedura di selezione della società che si occuperà di gestire il servizio.

«La posizione delle fototrappole non sarà fissa ma turnata – spiega l’assessore all’ambiente, Alessandro Balboni – verranno scelti punti in tutta la città, entro mura e frazioni, in base a quella che è stata una rete di monitoraggio composta dalle associazioni ambientaliste più attive (che con l’attività di raccolta sul territorio hanno notato le posizioni più ricorrenti di questi abbandoni) e dal gestore, Hera, (che con l’attività di recupero dei rifiuti abbandonati ha realizzato una mappatura dei siti degli abbandoni più frequenti)».


Ci sarà da stilare, con la società che gestirà il servizio, «un regolamento per l’utilizzo sul suolo pubblico delle fototrappole, con riferimento anche a tutta la normativa sulla privacy e alla parte di preparazione dei verbali, e delle sanzioni amministrative vere e proprie che – considera l’assessore Balboni – copriranno anche il costo del servizio, bilanciando l’esborso dell’amministrazione».

La selezione della società è prevista per i primi di settembre, poi partiranno gli interventi: «quello delle fototrappole è un obiettivo importante che si concentra soprattutto su certi tipi di abbandoni – dice Balboni – Per gli abbandoni fatti a piedi o presso le isole ecologiche spesso è sufficiente l’attività di indagine delle guardie ecologiche o degli operatori di Hera. Con queste fototrappole si intercettano soprattutto quelle ditte e società che sversano materiale di origine edile, piuttosto che legate alla propria attività economica, identificando quindi le targhe dei veicoli che trasportano i rifiuti fino ai luoghi dell’abbandono».

Giovanna Corrieri

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