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Vaccino, cinquanta accessi all'Open Day ragazzi

Partenza lenta il giorno dopo ferragosto. Genitori prudenti: più difficile decidere per i figli. I ventenni: vogliamo il Green Pass

FERRARA. Dodici anni li ha compiuti il 14 agosto. Ieri mattina, due giorni dopo, accompagnata dalla mamma, è stata probabilmente la più giovane vaccinata in provincia della prima giornata dell’accesso “open” riservato agli utenti dai 12 ai 19 anni, invitati in Fiera senza obbligo di appuntamento.

Fisico da “farfallina”, da nove anni iscritta a corsi di ginnastica ritmica, per frequentarli dovrà presto esibire il Green pass, e come per tanti ragazzi anche più grandicelli, i genitori si sono trovati di fronte alla scelta di ignorare l’invito dell’Asl per le giornate “open” o di programmare, una volta ogni due giorni, un tampone per il figlio o la figlia, indispensabile per svolgere attività sportiva agonistica. Ieri anche la mamma di E. si è vaccinata, ma non ha nascosto il suo dispiacere: «Se non avessero reso obbligatorio il Green pass...».


Genitori e figli

In provincia, il giorno dopo Ferragosto, non si è registrato un afflusso di massa. L’obiettivo dell’Asl resta mettere in sicurezza il maggior numero di studenti prima dell’apertura delle scuole. All’appello in provincia ne mancano ancora circa 10mila (fra vaccinati completi e prenotati è stato superato il 53% della fascia anagrafica). Ieri una cinquantina di utenti giovanissimi sono entrati nei centri vaccinali, un dato che si attende in crescita man mano che si avvicinerà la data di apertura dell’anno scolastico.

Tutti i genitori spiegano che la decisione di estendere la protezione ai figli ha richiesto qualche approfondimento e qualche cautela in più. M., 12 anni, ferrarese, era accompagnata dal papà: «Abbiamo deciso di aspettare un po’ prima di venire perché volevamo avere il massimo di informazione possibile, ma ritengo che la vaccinazione sia un dovere morale, una responsabilità che abbiamo anche verso gli altri». Il Green pass servirà anche per la ripetizione dei tamponi: M. ne ha fatti sei nello scorso anno scolastico, marcato dalla didattica a distanza e dalle sospensioni per i casi positivi. D.P. era in Fiera assieme alla figlia quindicenne, iscritta a corsi di danza. Ieri ne ha approfittato per anticipare l’appuntamento dal 29 agosto al 16. Una signora, che ha accompagnato i figli di 15 e 22 anni, racconta che l’avvio del Certificato verde per lei è stato traumatico.

«Il 10 agosto dovevo entrare a Cona per una medicazione e mi hanno chiesto il Green pass. Ho fatto notare che ero una paziente, ma hanno chiamato un carabiniere che mi ha fatto entrare avvertendomi: “Solo per questa volta”. Una cosa assurda». L.G. ha accompagnato la figlia 15enne. Vaccinata lei, prima di decidere anche per l’adolescente ha voluto raccogliere più dati sulla sicurezza del vaccino. L’obiettivo è arrivare all’apertura dell’anno scolastico col lasciapassare. «Quando mi sono vaccinata io – ricorda – ho avuto un lieve effetto collaterale, presto risolto». Un signore di Voghiera, in Fiera assieme al figlio 15enne, dice che «il Green pass limita la libertà personale ma mio figlio fa sport e fra poco tornerà a scuola. Non ho preso questa decisione a cuor leggero, però è anche vero che la pandemia ha provocato tanti decessi». Ad attendere il loro turno c’erano molti ragazzi più grandi. Marco, perito chimico, e “Nav”, cameriere, entrambi ventenni, ammettono: «Vogliamo il Green pass, quasi tutti i nostri amici sono vaccinati». In sala siede una 27enne di Poggio Renatico: «Ho un po’ paura – risponde – ma ho bisogno del Green pass».

Gi.Ca.

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