Contenuto riservato agli abbonati

Ferrara, attende per un giorno il ricovero al Sant'Anna

Il racconto della figlia di un paziente: il posto dopo 23 ore. La protesta: il gazebo per gli accompagnatori è un forno

FERRARA. Il posto è arrivato dopo 23 ore di attesa nel salone del pronto soccorso di Cona. «Ero molto irritata e anche preoccupata. Mio padre, che ha 83 anni, è entrato al Sant’Anna alle 15.30 di lunedì e solo dopo una telefonata all’Urp in cui ho spiegato nei dettagli cosa stava succedendo è arrivato il via libera per il trasferimento in reparto oggi, il giorno dopo, alle 14.30», racconta Elisabetta Carli, una cittadina residente a Ferrara che ha accompagnato il congiunto in ospedale e ha visto passare ore e ore senza che l’ordine di ricovero trovasse applicazione in una stanza di degenza dell’ospedale estense. Gli accessi al pronto soccorso alimentano oggi un flusso consistente di ricoveri. Tra il 27 luglio e il 2 agosto i pazienti inviati in reparto sono stati 29 a fronte di 10 dimissioni, dal 3 al 9 agosto sono stati 30 contro 17 dimissioni e dal 10 al 16 agosto 25 contro 16 dimissioni. Una buona quota è rappresentata da ricoveri Covid che nelle tre settimane considerate hanno rappresentato dal 45,7% all’80% degli esiti di accertamento eseguiti su pazienti contagiati.

Il risultato di questa spinta che deriva da vari fattori (una parte dei pazienti arriva direttamente da altre zone della provincia e da altri ospedali, ma c’è anche la pandemia a impattare sull’organizzazione sanitaria) non riesce a trovare una via di fuga attraverso il canale delle dimissioni per pazienti non più acuti con conseguente intasamento del pronto soccorso. E proprio la pandemia, come mostrano le percentuali di ricovero di pazienti positivi giunti al triage di Cona, sta contribuendo a determinare da un mese a questa parte il gap tra ingressi e uscite.


L’Asl ricorda che per i pazienti Covid dimessi dagli ospedali e che non possono essere ospitati nella loro casa ci sono 20 posti letto all’Hotel Astra, a Ferrara, ma aggiunge anche che «si sta valutando di riattivare una residenza per pazienti Covid fragili che fanno fatica a stare al domicilio ma per i quali il ricovero non è appropriato». Il deflusso dei ricoverati dagli ospedali resta quindi un nodo su cui intervenire per rendere meno disagevole l’utilizzo di un servizio sanitario determinante come il pronto soccorso.

TROPPO CALDO NEL GAZEBO

Ieri dal ps di Cona la “Nuova” ha anche ricevuto una segnalazione, attraverso l’associazione Sanità Oggi Ferrara, relativa all’accoglienza di chi accompagna i pazienti al pronto soccorso e poi deve attendere all’esterno per motivi di sicurezza sanitaria. Il gazebo, che ha garantito un riparo agli accompagnatori lo scorso inverno, in queste settimane è diventato un posto torrido. «Si potrebbero inserire dei ventilatori a soffitto – sottolinea l’associazione – la situazione migliorerebbe molto. E servirebbe un distributore di acqua fresca». M. A. intanto protesta, perché dopo aver accompagnato una persona in ps, ha scoperto che «il tendone aveva “le finestre” aperte ma il caldo era insopportabile. Non c’era neanche la possibilità di comprare una bottiglia d’acqua. Io che soffro molto il caldo, mio malgrado, ho dovuto lasciare solo il mio amico, non potevo farcela».

Gi.Ca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA