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Ferrara. Ancora sigilli al Mazza: Curva Est e tettoia Nord sono sotto sequestro

Intervento della Guardia di Finanza, per la procura l’impianto non è a norma e mette a rischio l'incolumità pubblica.  I tecnici: i lavori eseguiti per la messa in sicurezza non hanno risolto le criticità

FERRARA. Tutta la Curva Est e la copertura della gradinata Nord dello stadio Mazza sono state poste sotto sequestro preventivo. Ieri mattina dieci militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Ferrara hanno posto i sigilli all’impianto sportivo, dando esecuzione al provvedimento disposto lunedì dal Gip Danilo Russo su richiesta del pubblico ministero Barbara Cavallo.

A distanza di due anni dal primo sequestro probatorio, dunque, il “nuovo” stadio ferrarese ampliato nel 2018 per poter accogliere 16mila spettatori a seguito della promozione della Spal in serie A, a parere del consulente tecnico della procura presenta ancora criticità strutturali tali da non garantirne la sicurezza.

Ferrara, sigilli allo stadio "Paolo Mazza"



«Non a norma»

Da qui la decisione della magistratura, fondata sugli esiti delle verifiche del Ctu della procura, l’ingegner Carlo Pellegrino il quale, si legge nel decreto di sequestro, «anche a seguito dei lavori svolti dal Comune, ribadisce ancora una volta la necessità di predisporre una serie (non minimale) di interventi tesi alla messa a norma dello stadio Mazza di cui offre una stima, per quanto approssimativa: si tratta della considerevole somma di 600mila euro, circa, il che rende l’idea delle opere di cui si richiede, con urgenza, la messa in progetto per far fronte alle carenze rilevate».

Problemi e debolezze strutturali che interessano appunto tutta la Curva/tribuna Est e la copertura della gradinata Nord, manufatti che secondo la procura non risponderebbero ai parametri di sicurezza delle Norme tecniche per le costruzioni (Ntc) del 2018. Ad analoghe conclusioni era arrivato il professor Pellegrino nella sua relazione preliminare del 2019, e che l’8 luglio 2019 aveva determinato il primo sequestro (probatorio) dello stadio. Un mese e una lunga serie di test tecnici più tardi, il 10 agosto venne disposto il dissequestro del Mazza, ritenendo che fosse a un livello di sicurezza «accettabile nel breve periodo». Lo stadio venne dunque riconsegnato al Comune (ente proprietario) perché presentasse un progetto per correggere le anomalie riscontrate. Correzioni che ora il consulente della procura ha giudicato non adeguati: «Pellegrino in conclusione - si legge ancora nel decreto di sequestro - rimarca l’insufficienza dei lavori già eseguiti a seguito del primo dissequestro». Lavori «realizzati solo in minima parte» e che «in buona sostanza hanno tamponato esigenze di carattere immediato, senza tuttavia mettere la struttura nel complesso in una situazione di sostanziale sicurezza intesa come rischio accettabile, non di certo come assenza di rischio, ineliminabile dalle vicende umane».

«Pericolosità»

In sostanza, il consulente ha messo «in rilievo come la pericolosità permanga anche dopo gli interventi da ultimo eseguiti».

Tra le difformità riscontrate viene sottolineata la mancanza di centinaia di bulloni per stringere le piastre delle travature nelle coperture delle tettoie della Curva Est e della gradinata Nord; il fatto che le piastre in appoggio presentassero margini di fessurazione riempiti con resina e che i piloni di appoggio presentassero flange non in simmetria.

In conclusione, sottolinea il consulente della procura, sia la Curva Est che la gradinata Nord presenterebbero «un rischio per l’incolumità pubblica superiore rispetto a quello considerato accettabile dalle Ntc del 2018», anche e soprattutto in relazione a variabili come neve, vento, sisma o carichi di folla».

Parti lese

Sulla base di queste osservazioni tecniche il 30 giugno scorso il pm Cavallo ha presentato richiesta di sequestro preventivo al Tribunale, richiesta accolta lunedì scorso dal Gip ed eseguita ieri mattina dalla Finanza. Ad accompagnare all’interno dello stadio Mazza i militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria delle Fiamme Gialle ferraresi e una squadra dei vigili del fuoco, ieri mattina c’era il direttore generale della Spal Andrea Gazzoli. Sia la società Spal che il Comune di Ferrara sono parti lese nell’ambito dell’inchiesta che vede nove persone indagate a vario titolo per i reati di frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico.

Alessandra Mura

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