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Ferrara. Rapito dopo l’agguato, ricompare in video: «Sono libero», ma gli inquirenti lo cercano

Accertamenti di procura e carabinieri sulla spedizione punitiva di lunedì in via Bulgarelli. Indagine per sequestro di persona 

FERRARA. Un’aggressione, un sequestro, un rapito che riappare, ma solo in video.

Una vicenda con molti punti oscuri sulla quale i carabinieri stanno ora cercando di fare chiarezza. A cominciare dalla necessità di rintracciare l’uomo che, dopo non avere dato notizie di sé per un paio di giorni, ha fatto sapere attraverso un video di essere tornato in libertà. Ma senza presentarsi agli inquirenti.


Tutto comincia la sera di lunedì 16 agosto, quando i carabinieri intervengono in via Bulgarelli (zona Foro Boario) dove era stata segnalata un’aggressione in un appartamento. Ad avvertire il 112 erano stati sia i vicini di casa, sia un tunisino, regolare in Italia, che si è detto vittima dell’agguato insieme ad altri due conoscenti che in quel momento si trovavano in casa sua: un italiano e un suo connazionale (clandestino in Italia) che a quanto sembra sarebbe stato il vero bersaglio della spedizione punitiva. L’uomo ha riferito che quattro individui, presumibilmente tutti tunisini (di cui uno con il volto coperto), avevano fatto irruzione in casa sua sfondando la porta per poi aggredirli con spray urticante, bottiglie e altri oggetti contundenti. Sul posto i militari hanno trovato cocci di bottiglia, sangue e altre tracce di un’aggressione molto violenta.

Sempre stando al racconto del denunciante, il suo connazionale avrebbe poi inseguito gli aggressori, e a questo punto il racconto si ingarbuglia. Il tunisino regolare, non vedendo più l’amico, gli ha telefonato ricevendo una risposta allarmante: «Ho incontrato altre persone, adesso sono con loro, mi stanno portando via in cellulare e non posso più parlare». Da quel momento, il telefonino risulta muto. I carabinieri, coadiuvati dal pm di turno Andrea Maggioni, avviano le indagini. Ma mercoledì sera, arriva la svolta: il denunciante si mette in contatto con i carabinieri, dicendo che l’amico scomparso era tornato, confermandogli di essere stato trattenuto contro la sua volontà ma di essere tornato in libertà. Tutto si basa però sul racconto del denunciante, perché lo scomparso non si è andato dai carabinieri, ma ha inviato un video a riprova del suo ritorno in libertà. Nel filmato, girato mercoledì sera dall’amico italiano nella stessa casa teatro dell’aggressione, l’uomo compare con alcune tumefazioni e un labbro spaccato: una ferita risalente all’aggressione di lunedì. Ha detto di essere stato vessato e umiliato, e di essere tornato in libertà. La vicenda però presenta ancora troppi punti da chiarire, ed è prioritario ora per procura e carabinieri rintracciare l’uomo ricomparso e capire meglio i contorni del sequestro. Sull’indagine c’è il massimo riserbo, ma a quanto è dato capire ci sarebbero già degli indagati.

Anche sul movente del raid punitivo non sono state fornite spiegazioni, ma una chiave di lettura la si può trovare nelle cronache sugli ultimi episodi legati agli scontri tra bande di tunisini per il controllo dello spaccio di droga. L’aggressione del 16 agosto potrebbe essere maturata in questo contesto, nel clima di crescente tensione tra gruppi rivali che nel pomeriggio del 26 giugno dell’anno scorso, in via Baluardi, sfociò in uno scontro aperto, sotto gli occhi terrorizzati di decine e decine di passanti, tra due bande armate di coltelli e di una lunga spada. Un regolamento di conti che aveva lasciato sul campo due feriti lievi e due arresti, non in flagranza, che in gip non aveva poi convalidato.

Alessandra Mura

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