Stadio. Gli indagati ribattono: «Mai ordinati nuovi lavori»

Il progettista e i collaudatori: l’impianto è sicuro, lo dicono prove e documenti. Contestate le conclusioni della procura. «Sequestro intempestivo e ingiustificato. Ora serve un incidente probatorio»

FERRARA. Ribattono alle accuse contestate dalla procura, ritenendole «prive di fondamento». Ma soprattutto affermano che dopo il dissequestro dello stadio, nell’agosto 2019, l’impianto «è stato restituito all’uso senza l’obbligo di eseguire alcuna lavorazione».

Gli ingegneri Lorenzo Travagli (progettista e direttore dei lavori dell’ampliamento dello stadio), Alessio Colombi e Fabrizio Chiogna (collaudatori) - indagati insieme ad altre sei persone nell’inchiesta sui lavori allo stadio - intervengono all’indomani del nuovo sequestro di parte del “Mazza” disposto dalla magistratura ed eseguito mercoledì dalla Guardia di Finanza. E lo fanno per «esprimere alcune considerazioni alla luce degli ultimi sviluppi e dell’inevitabile clamore mediatico che ne è conseguito, essendo a nostro parere (e di tutti i consulenti nostri e delle parti lese) completamente priva di fondamento l’accusa di non rispetto nella normativa vigente dell’opera o di mancanza di sicurezza delle strutture sequestrate. A seguito dell’estesa campagna di prove fatte eseguire tra luglio e agosto 2019 (che hanno confermato pienamente ed indubitabilmente il corretto comportamento delle strutture di copertura, così come da noi valutato in sede di direzione lavori e di collaudo) lo stadio è stato dissequestrato il 10 agosto e restituito all’uso, senza obbligo di eseguire alcuna lavorazione». Nessuna novità, aggiungono, è emersa dopo le relazioni depositate dal consulente del pm il 9 agosto del 2019 e il 10 gennaio dell’anno scorso, tranne un chiarimento fornito il 14 giugno scorso (due settimane prima della richiesta di sequestro ndr) che ostinatamente ribadisce quanto già da lui affermato precedentemente, senza considerare o rispondete alle argomentazioni prodotte dai nostri consulenti e quelli delle parti lese».



A parlare, proseguono, ci sono le memorie difensive prodotte dai loro consulenti e da quelli di Comune e Spal che, attraverso le valutazione di «docenti di Tecnica delle Costruzioni delle Università di Ferrara, Bologna, Politecnico di Milano e ingegneri esperti con molti anni di attività professionale hanno puntualmente risposto alle accuse o alle valutazioni» mosse dalla controparte, «con argomentazioni, dimostrazioni, calcoli e documentazioni evidenziando tutti unanimemente che le strutture dello stadio risultano essere perfettamente sicure e rispondenti ai requisiti della normativa tecnica vigente».



Nelle stesse memorie, puntualizzano «viene dimostrato che le valutazioni progettuali svolte dal consulente del Pm siano viziate da approssimazioni, ipotesi eccessivamente cautelative, non rispondenti a quanto riscontrato in sito». Lo stadio, ribadiscono, è sicuro: «Tutti i periti coinvolti hanno ampiamente dimostrato che le modeste imperfezioni di montaggio riscontrate (tra l’altro inferiori in numero e tipologia rispetto a quelle elencate dal consulente tecnico del pubblico ) non influiscono neanche marginalmente sulla sicurezza delle strutture dello Stadio e quindi sulla sua collaudabilità».

Da qui «la completa insussistenza della necessità di eseguire lavorazioni aggiuntive». Nonostante questo, è l’appunto, «la procura, con un atto quantomeno intempestivo, ha deciso di ascoltare solo il proprio consulente e richiedere un nuovo sequestro».

Di fronte a conclusioni così discordanti, ribadiscono « risulta necessario ed ineludibile a nostro parere che si debba procedere con l’incidente probatorio, auspicando nella nomina di un consulente tecnico del Giudice con adeguata esperienza professionale nella progettazione e nella direzione lavori di strutture metalliche complesse, affinché tutte le ampie, motivate e documentate argomentazioni prodotte da noi e dai nostri consulenti in questi anni possano essere finalmente prese in considerazione e valutate in maniera imparziale».

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