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Sigilli al "Mazza". I tifosi già sul piede di guerra: «Pronti a disertare gli spalti»

C’è malumore nel popolo spallino. Tra chi minaccia  lo sciopero del tifo e chi parla di «pessima figura per l’immagine di tutta la città»

FERRARA. Il tono è di chi l’ha presa decisamente male. La notizia del sequestro preventivo della Curva Est e della tettoia della gradinata decretato dalla Procura della Repubblica, da un lato coglie di sorpresa il popolo bianco-azzurro, dall’altro scatena una reazione veemente di chi di «sequestri e altri guai, dopo un anno e mezzo di ben altri dispiaceri dovuti all’emergenza sanitaria, non vorrebbe proprio sentire parlare». Ma è l’argomento del giorno, evitarlo è pressoché impossibile. Secondo il consulente tecnico della Procura, lo stadio presenta ancora delle criticità strutturali.

«Se questi sono i presupposti di inizio stagione stiamo freschi – dice Claudio Gallerani da decenni tifoso spallino – la prima partita casalinga è fissata per domenica 29 agosto contro il Pordenone. Non c’è più tanto tempo. Siamo molto dispiaciuti», conclude, col broncio, Gallerani. Per il momento l’ipotesi più accredita è quella di una partita, in casa col Pordenone appunto, da disputarsi regolarmente il 29 agosto (inizio alle 20, 30) ma a stadio ampiamente “azzoppato” con Curva Est e gradinata chiuse (causa sequestro), e la restante parte disponibile dello stadio, cioè Curva Ovest e tribuna, con il 50% della capienza (causa pandemia). Difficile immaginare un avvio di serie B più problematico.


«Siamo pronti a disertare lo stadio “Paolo Mazza” – gli fa eco un altro sostenitore bianco-azzurro che preferisce però mantenere l’anonimato – se le cose non si aggiusteranno alla svelta. Come è possibile che, per la seconda volta nell’arco di 2 anni, questo stadio venga dichiarato fuori norma? Di chi è la responsabilità? È questo che bisogna chiarire. Senza considerare che per Ferrara si tratta di una perdita di immagine notevole, c’è puzza di pressapochismo. A perdere credibilità è tutta la Ferrara spallina. Non è una buona cosa». Tutti gli intervistati attendono ovviamente le decisioni dell’autorità giudiziaria. Malgrado ciò, il disappunto è evidente. «Qui siamo tutti abbonati – incalza Luca Marzola uno dei più arrabbiati nel gruppo di supporter che si ritrova praticamente tutte le mattine di fronte al Duomo – e diciamo che qualcosa non è stato fatto come Dio comanda, qualcosa è andato storto. Chi è, qui, la parte lesa? Il Comune o la Spal? Non si sa cosa dire». In un calcio da anni con le ginocchiere di fronte a un sistema che rischia di trasformare il gioco più bello del mondo in un videogame, il sequestro dello stadio “Mazza” rappresenta un triste avvio di stagione. Di cui i tifosi spallini avrebbero volentieri fatto a meno.

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