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Stadio, il Comune di Ferrara  interpella i suoi legali. La società Spal: una soluzione il prima possibile

Vicesindaco e assessore: stop inaspettato. Tacopina: sicurezza prioritaria, ma ho dato indicazioni a tutela degli investimenti

FERRARA. Un campionato che parte già in salita, quello della Spal, con l’incognita-stadio calata come una scure a dieci giorni dalla prima partita casalinga, prevista il 29 agosto, contro il Pordenone.

Il Comune, proprietario dell’impianto, e la società biancazzurra - entrambi parti lese nel procedimento giudiziario - guardano a un unico obiettivo: arrivare nel più breve tempo possibile a una soluzione della vicenda.


La società

La Spal, fa sapere in una nota, «fornirà all’autorità giudiziaria, come avvenuto nell’estate 2019, massima disponibilità affinché si giunga a una piena e definitiva soluzione della vicenda giudiziaria». Sia la nuova proprietà, rappresentata dall’avvocato Joe Tacopina, che quella uscente rappresentata dalla famiglia Colombarini, «auspicano che si possa giungere aduna soluzione nel più breve tempo possibile, così da poter disporre pienamente dell’impianto sportivo nell’interesse della Società, dei tifosi e della città». Da parte sua, il presidente Tacopina afferma che «la sicurezza dei nostri tifosi resta la priorità, fermo questo aspetto imprescindibile ho dato indicazioni di fare quanto necessario nell’interesse di Spal srl per la tutela degli importanti investimenti che il nostro gruppo si è impegnato a realizzare per riportare il Club sui più prestigiosi palcoscenici del calcio italiano». Aggiunge Simone Colombarini: «Assicuriamo la nostra più completa collaborazione per far si che la squadra possa tornare a giocare nel proprio stadio senza limitazioni e nel più breve tempo possibile».


Il Comune

A muoversi è anche il Comune: «Abbiamo già interpellato il nostro ufficio legale, per cercare di fare chiarezza sulla vicenda – spiega l’assessore allo Sport Andrea Maggi – Il nuovo sequestro è stato una doccia fredda, non ce lo aspettavamo e ci siamo subito attivati per capire come muoverci».

Il sequestro riguarda la tutta la Curva Est e la copertura della gradinata Nord, restano fruibili il campo, la Curva Ovest e la gradinata centrale, ma la situazione resta di grande incertezza riguardo allo scenario futuro e agli sviluppi della vicenda. «Siamo molto preoccupati - conferma il vicesindaco Nicola Lodi - Il campionato ormai è alle porte e i tempi sono stretti».



Quello disposto nell’estate di due anni dall’autorità giudiziaria era un sequestro “probatorio”, finalizzando dunque alla ricerca di una prova, in questo caso su eventuali elementi di criticità nella realizzazione della struttura, secondo quanto era stato prospettato nella lettera inviata da una delle ditte costruttrici a Spal, Coni, Comune, Questura e Prefettura di Ferrara. Allora i successivi accertamenti da parte del consulente incaricato dalla procura si risolsero in una sorta di “cartellino giallo”: la struttura venne dissequestrata, ma ritenuta affidabile sotto il profilo della sicurezza solo nel breve periodo (rilevando carenze nella tenuta della struttura soprattutto in relazione a eventi come neve, vento, sisma o carichi di folla). Da qui la richiesta di provvedere a sanare le criticità con altri lavori, di un importo stimato di 600mila euro. Lavori portati avanti nei mesi scorsi con un confronto tra i consulenti delle parti (procura e difese), e ritenuti dai tecnici incaricati della procura insufficienti e inadeguati - nelle parti poste sotto sequestro - a garantire la sicurezza della struttura.



Il sequestro

Da queste considerazioni è scaturita, il 30 giugno, la richiesta di sequestro da parte della procura, accolta il 16 agosto dal tribunale. Questa volta si tratta però di un sequestro preventivo, disposto per interrompere un reato: quelli di frode nelle pubbliche forniture e di falso che la procura contesta a 9 indagati. Quello che accadrà ora è tutto da stabilire. L’ipotesi di eseguire nuovi interventi per sanare le criticità appare poco percorribile a inizio campionato. Le difese degli indagati, da parte loro, sono orientate a cercare di sbloccare l’impasse rimettendo la questione in mano a un giudice terzo, con un incidente probatorio, ribadendo che le conclusioni tra i consulenti delle parti sono opposte.

Alessandra Mura

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