Argenta, otto giorni in terapia intensiva: «Presa per i capelli, un miracolo»

Il racconto dell’edicolante di Argenta: «Non sono no-vax, ma avevo paura di Astrazeneca» 

ARGENTA. Ieri la storica edicola di via Matteotti ad Argenta, ha riaperto, ma Elena Conti, la titolare, non c’è. È a casa in quarantena e vi starà finché i tamponi non torneranno negativi. Al suo posto c’è la sorella “Dada” che sa benissimo cosa è successo in questi ultimi 25 giorni.

«Quelli della terapia intensiva di Cona – confida - l’hanno salvata prendendola per i capelli. Sicuramente ha piacere di ringraziare questi angeli custodi: la chiami pure al cellulare». «Pronto? – risponde Elena al telefonino tra un colpo di tosse e l’altro -: come sto? Adesso bene e posso raccontare questa esperienza. Sono peggiorata in maniera repentina e quasi subito sono entrata nella terapia intensiva. Mi hanno messo la maschera per l’ossigeno che razionalmente puoi accettare o meno, e se sei agitata per la febbre alta e magari anche un po’ claustrofobica per la maschera in plexiglas e le cinghie... morale: mi hanno dovuto sedare. I polmoni erano gravi tutti e due e se non collaboravo… Quando mi sono svegliata mi son detta: “Ma dove sono?”. Ecco da quel momento ho iniziato a collaborare e sono migliorata velocemente però ho chiesto di non sedarmi più perché avevo le allucinazioni». Una testimonianza molto importante per molti motivi che meritano un approfondimento.


«ESPERIENZA UMANA»

«Il 30 luglio – riprende con precisione – sono andata al pronto soccorso del nostro ospedale perché era da diversi giorni che avevo dei sintomi Covid ma senza febbre. Immediatamente sono stata trasferita a Cona e subito nel reparto di malattie infettive. Poi il 31, peggiorando, sono entrata in pneumologia. Il 2 agosto sono stata portata in terapia intensiva dove sono stata trattata fino al 10 e quindi ritrasferita in pneumologia perché ero migliorata in maniera veloce».

Dunque 8 giorni in terapia intensiva: cosa ricorda? «Poco se non quando mi sono svegliata senza capire dove fossi. Attorno a me c’erano dei monitor, macchinari, e poi queste persone che voglio ringraziare ma non in maniera banale. Sono giovani stimolati, motivati e questi infermieri altamente professionali che non ti abbandonato un attimo, sempre al tuo servizio. Suona qualche allarme, si accende una spia e loro sono lì attorno come degli angeli custodi. Con loro mi sono scusata anche per ciò che posso aver detto inconsciamente in terapia intensiva o in pneumologia. Certo, io ho il mio carattere, rido e scherzo e quando sono uscita mi salutavano dal vetro senza tutte quelle mascherine: è stata una esperienza molto umana. E poi – precisa Elena –, loro non ti giudicano chi sei o se sei stata vaccinata, ma ti aiutano. Anche nei momenti di sconforto quando hai voglia di parlare con qualcuno ti rincuorano dicendoti “Stai migliorando, sei stata fortunata” e io non ho mollato, ho capito cosa potevo fare per aiutarmi. Dovevo reagire perché le medicine non fanno tutto. Avendo provato sulla mia pelle la terapia intensiva, mi sono convinta che queste persone amano questo lavoro, lo sentono e gli va riconosciuto: è una generazione molto umana, con disponibilità e modestia. Gli ultimi giorni, quando bardati come marziani mi hanno detto di non fumare più li ho rassicurati».

«NON VOLEVO ASTRA»

Non l’hanno giudicata perché non si è vaccinata. «Infatti – riprende, premettendo che «non sono una no vax. Le polemiche su Astrazeneca mi ha fatto tardare e il tutto ha coinciso con la caduta e la rottura dello sterno. Mi ero detta che Astrazeneca non lo volevo, così ho aspettato perché ne volevo un altro e invece mi sono ammalata».

Non c’é giorno che i suoi clienti non chiedano come sta Elena. «Lo so – conclude – e li ringrazio. Tutti sanno che non sono credente ma le preghiere fatte dagli amici nelle diverse religioni sono state come un pensiero positivo e come una forma di sostegno per la guarigione, e a costoro dico grazie. Ho persino sognato Gigio (Roberto Simoni, morto nel giugno 2018 memoria storica di Argenta) che mi ha detto: “Elena: smettila di rompere” e il che mi ha fatto pensare».

Giorgio Carnaroli

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