«Frutticoltura in crisi: serve un piano straordinario»

Roncarati (Confagricoltura) lancia l’allarme su un settore che rischia l’estinzione «Il mondo è cambiato e tra clima e insetti è più difficile fare il produttore»

«Siamo forse alla fine di una bella storia: quella della frutticoltura “industriale”, così definita per l’elevato livello di professionalità di chi la esercita».

Questo l’incipit di Carlo Alberto Roncarati, Presidente della Delegazione Ferrara 3 di Confagricoltura (già Presidente dell’associazione provinciale nella seconda metà degli anni Novanta) che prosegue, «Sviluppatasi nella nostra Regione da quasi un secolo, ha attraversato momenti bui e periodiche crisi, sempre risorgendo grazie alla tenacia degli imprenditori ed alla rete di interessi creatasi intorno a loro. Le crisi, anzi, hanno rafforzato determinazione e tenacia in coloro che avendo investito tantissimo, erano risoluti a combattere. Poi il mondo è cambiato, componendo un quadro d’assieme non certo favorevole a questa impegnativa attività specialistica, che oltre alla agguerrita concorrenza internazionale, deve soggiacere ad una serie di difficoltà che comportano costi, rischi e condizionamenti, anche burocratici, sempre crescenti e più difficili da sostenere da parte dell’agricoltore, che del suo prodotto incassa quel che resta dopo che lungo la filiera, che va dal campo alla tavola, tutti quanti sono garantiti per i loro apporti e competenze. Per il produttore, dunque, la vita si è fatta, anno dopo anno, sempre più dura. Ai problemi del mercato si sono aggiunti frequenti fenomeni calamitosi generati dal cambiamento climatico, da insetti alieni, da fitopatie favorite dall’eliminazione di agrofarmaci senza che ne fossero stati resi disponibili altri altrettanto efficaci, privando conseguentemente i produttori di quegli strumenti che hanno consentito per anni la difesa delle produzioni. Comprensibile quindi l’angoscia e giustificatissime le richieste di aiuto da parte degli imprenditori di un settore ormai in ginocchio, dopo anni di mancati guadagni e con la prospettiva di un anno nerissimo in quanto a ricavi, dopo che le produzioni sono state quasi ovunque praticamente azzerate dalle gelate della scorsa primavera».


«Peccato – prosegue Roncarati – che complice anche il fatto che l’attenzione generale si è spostata su altri eventi, sul problema dei terribili danni causati dalle gelate alle produzioni frutticole e delle condizioni assai precarie di moltissime aziende, che rischiano di chiudere i battenti se non adeguatamente supportate, sia scesa una coltre di silenzio ed indifferenza che lascia intendere che il problema sia stato da molti sottovalutato. Ne è prova tangibile l’esiguo stanziamento disposto dal Governo a ristoro dei danni da gelo, che ora verrà utilizzato per ristorare anche i danni causati dalle terribili grandinate che nei mesi scorsi si sono abbattute su diverse regioni del nord. Nel frattempo si moltiplicano gli espianti e nell’indifferenza generale chiuderanno tante imprese, segnando tristemente la fine di un’epoca».

« Ma esiste ancora un barlume di speranza – conclude il dirigente di Confagricoltura Ferrara – serve uno sforzo da parte della politica e di chi ci governa, come quello che si sta compiendo in Francia ad esempio, perché solo supportando le aziende danneggiate garantendo loro liquidità mediante appositi finanziamenti a tasso agevolato, incrementando l’irrisorio plafond stanziato per gli aiuti, attivando un piano straordinario di investimenti per la difesa attiva contro le avversità determinate dal cambiamento climatico ed un adeguamento dell’attuale sistema assicurativo, rendendolo più accessibile e performante, si potrà salvare un settore fondamentale per il made in Italy e per l’economia del nostro territorio».

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