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Per i  profughi afghani accoglienza in tre mosse. E c’è anche Unife

Quaranta persone in arrivo, le prossime a Riva e Tresignana. Il prefetto  Campanaro lavora a nuove strutture e al percorso formativo

Il prossimo nucleo di otto cittadini afghani sarà accolto a Copparo agli inizi della prossima settimana. E nuovi arrivi (una volta terminati i sette giorni di quarantena) sono via via previsti a Riva del Po e Tresignana. Nel giro di non oltre dieci giorni, secondo le stime della Prefettura, dovrebbero così trovare ospitalità tutti i 40 afghani che, i piani di riparto regionali, hanno destinato alla provincia di Ferrara, mentre in Emilia Romagna i numeri parlano di 506 persone di cui 108 sono già arrivati.

prima fase


È appena cominciata quindi la prima fase, sottolineava ieri il prefetto Michele Campanaro nelle sue «doverose precisazioni» sul funzionamento del modello di accoglienza, quella cioè di ospitalità dei cittadini afghani nella rete già strutturata dei Cas; occorrerà poi avviare un percorso finalizzato al riconoscimento dello stato di rifugiato politico per l’inserimento, in un secondo momento, nel percorso di integrazione più radicata Sai. E sono già in corso interlocuzioni con università e terzo settore per rendere effettivo l’inserimento degli afghani.

«I Cas, centri di accoglienza straordinari, sono una rete strutturata in ogni provincia che ora, in relazione all’emergenza determinata dalla crisi afghana, ha dovuto adattarsi alla necessità – spiegava Campanaro – Significa che in questi giorni abbiamo fatto una sorta di resettaggio della nostra rete di accoglienza, che già prevede la presenza in questo momento in provincia Ferrara di oltre 500 richiedenti asilo di altre nazionalità. E prevedere l’inserimento degli afghani nella rete Cas significa avere in questo momento l’esigenza di trovare strutture idonee ad ospitare nuclei familiari».

altre strutture

Per garantire il massimo impegno, inoltre, il Ministero ha chiesto ai Prefetti di cercare, nella rete dei Cas, strutture idonee anche dal punto di vista delle garanzie di privacy e sicurezza: «Noi lo stiamo già facendo – ha precisato Campanaro – ma lo faremo in maniera ancora più efficace. Abbiamo infatti tre strutture demaniali, a Ferrara, Bondeno e Portomaggiore, che pensiamo di destinare in via esclusiva ai nuclei afghani garantendo così in modo più efficace una riservatezza e un’accoglienza che tenga conto della fragilità di questi nuclei». Quando queste strutture saranno disponibili ci saranno ulteriori spostamenti di nuclei: «Abbiamo avviato il bando (l’affidamento in gestione presuppone un percorso di evidenza pubblica) e ho dato indicazione agli uffici di procedere in maniera spedita essendo bandi sotto soglia – ha detto Campanaro – Contiamo nel giro di una trentina di giorni di attivare queste strutture».

I Cas garantiscono vitto, alloggio, assistenza sanitaria, linguistica e psicologica, ma «occorre creare una rete complessiva di solidarietà e accoglienza che è soprattutto una rete di prospettiva» ha sottolineato il prefetto, che ha già coinvolto amministrazioni locali, vescovo e associazioni del terzo settore.

il terzo passo

Il prossimo passo sarà avviare il percorso di riconoscimento dello stato di rifugiato politico, che una volta acquisito consentirà l’inserimento nella rete Sai. Rete che «verosimilmente con un decreto legge, in questi giorni, sarà ampliata di un numero non inferiore a 5mila, cioè appunto ai cittadini afghani arrivati sul territorio nazionale».

Intanto si lavora anche con l’università di Ferrara, con il Prefetto che nei giorni scorsi ha incontrato la protettrice: l’obiettivo è agevolare l’iscrizione ai corsi di laurea degli studenti afghani. Inoltre «stiamo anche lavorando con alcune associazioni del terzo settore per valutare eventualmente la sottoscrizione di specifici protocolli d’intesa che consentano alla prefettura di poter affidare, per il tramite di queste associazioni, nuclei familiari a famiglie italiane», ha concluso Campanaro.

Giovanna Corrieri

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