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Ferrara, l’accusa del ragazzo al professore: «Ero nella trappola di un pedofilo»

Violenze sessuali fuori e dentro scuola. L’inchiesta nata dal minore che smise di cancellare i messaggi con l’insegnante e confessò ai genitori 

FERRARA. Dovrà spiegare al giudice perché due ragazzini di 12 e 13 anni, suoi studenti, lo accusano di atti di violenza sessuale, più o meno diretti. Dovrà spiegare – stando ai racconti raccolti da procura e carabinieri – il perché di quel linguaggio a scuola, di quei messaggi per chat ai ragazzini, videochiamate intime la sera e i messaggi minatori in cui li invitava a distruggere ogni sera le tracce di quei messaggi stessi che si inviavano. Domani, il supplente delle scuole medie arrestato e sospeso dalle sue funzioni di insegnamento, dovrà rendere conto di tutto questo al giudice Vartan Giacomelli che ha ordinato il suo arresto in casa dopo aver valutato, soppesato e “validato” lui stesso come “gravi indizi di colpevolezza” i fatti elencati nell’atto giudiziario a suo carico.

Una “galleria degli orrori” sintetizzata nell’atto che non può essere resa pubblica, visto il contesto di minori vittime di reato che fa da sfondo a questa vicenda nata dal rapporto di un professore – pur supplente, pur a tempo limitato poiché seguiva solo alcuni progetti, quelli seguiti dai minori coinvolti – che faceva “l’amicone”, di cui i ragazzini si fidavano, andando a passeggiare di mattina presto qui in città con lui (in una occasione vi furono atti sessuali).


SPREGIUDICATEZZA

Arrivando ad altri atti e molestie, addirittura con «allarmante spregiudicatezza» in una occasione durante una gita al mare in cui erano presenti la sua famiglia e quelle dei ragazzini, quando arrivò a molestare, isolato dagli altri, uno di loro in acqua. Domani, l’avvocato del prof. , Silvia Callegari assisterà l’uomo nell’interrogatorio del gip: «Stiamo ancora valutando le richieste da presentare al giudice, quel che è certo è che ci opponiamo alle esigenze cautelari (l’arresto, ndr) arrivate ad oltre due mesi dai fatti contestati».

E dunque non più necessarie. Un “ritardo” comprensibile e motivato dal fatto che le indagini hanno visto prima la raccolta delle testimonianze dei due ragazzini (ascoltati in audizione protetta, per valutare la loro credibilità, atto parziale, non in contraddittorio, rilievo sollevato dalla difesa) poi quelle dei genitori, che avevano presentato denuncia e quindi l’esame di telefonici e computer con messaggi, chat e tracce. Che come spiega uno dei ragazzini non aveva più distrutto nelle ultime settimane (a ridosso di giugno) nonostante fosse “invitato” e pressato a farlo dal prof. poiché si era deciso a dire tutto ai genitori. Perché? Lo ha spiegato lui stesso: dopo essersi informato su internet sulla pedofilia, ha ammesso, incredulo: «mi sono reso conto di essere caduto anche io nella trappola di un pedofilo».

Perché alla base di tutto c’era la fiducia che l’uomo aveva ispirato ai ragazzini, fiducia che conquistato anche negli stessi genitori che dopo aver chiesto chiarimento sul carattere assiduo e morboso dei rapporti tra figli e prof. erano stati rassicurati e lo definirono «persona eccentrica e stravagante». Non la pensano più così, le due famiglie assolutamente determinate nel chieder conto della “galleria degli orrori” e parte attiva nell’indagine, tanto che – non avviene di sovente – anche a loro è stata notificata l’ordinanza di custodia che ha portato agli arresti il prof.

STOP PER UN ANNO

Che fa i conti anche con l’interdizione dal suo ruolo di insegnante: il giudice ha deciso per questo di inviare l’atto degli arresti anche all’Ufficio scolastico di Ferrara per disporre lo stop in tutte le sue funzioni: una interdizione che vista la gravità dei fatti e le esigenze cautelari, (la possibilità di reiterazione, il ripetersi di atti alla presenza di alunni visto il suo non autocontrollo) è stata decisa nel suo termine massimo: un anno. Mentre, nel frattempo, sia chiaro, le indagini vanno avanti, domani si deciderà se confermare o meno l’arresto, se quelle esigenze contro cui si oppone la difesa siano giuste o meno. Per la verità sui fatti – e se ve ne siano altri non ancora scoperti – l’indagine è appena ai primi passi.

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