Soia, anno terribile Siccità e caldo grandi nemici degli agricoltori

Allarme Confagricoltura, ora si rischia l’apertura dei baccelli Chiesto un intervento a livello europeo per limitare i danni

In Emilia-Romagna sono 36. 400 gli ettari destinati a soia, con Ferrara che da sola ne coltiva più di 26. 000. A raccolto delle colture appena iniziato, interviene Marco Faccia, presidente della sezione proteoleaginose di Confagricoltura Ferrara e di Confagricoltura Emilia–Romagna. «È un’annata difficile – dice Faccia – anche per la soia a causa della siccità e del caldo torrido degli ultimi mesi. Oggi le condizioni climatiche e anche la pioggia possono fare ben poco, se non peggiorare la situazione causando l’apertura dei baccelli; la pioggia serviva da metà luglio ai primi di agosto». Una situazione particolarmente pesante nel Basso Ferrarese, a causa dell’esigua piovosità; si preannuncia quindi una campagna che preoccupa non poco i coltivatori di soia ormai prossimi alla raccolta. «Purtroppo – dice ancora Faccia – anche le irrigazioni non sono state sufficienti per salvaguardare la campagna. A causa degli effetti dei cambiamenti climatici le irrigazioni sono indispensabili, anche se ciò implica un aggravio di spese sempre maggiore per l’agricoltore, che deve inoltre effettuare irrigazioni non abbondanti per evitare il rischio di una diffusione di patologie fungine scatenate da alti livelli di umidità e ristagni d’acqua. Lo scorso anno – prosegue ancora Faccia – gli ottimi risultati dei primi raccolti di soia e le alte performance dei secondi, avevano creato molto interesse tra gli agricoltori convincendoli a orientarsi verso questa coltivazione. Quest’anno, dopo un iniziale entusiasmo e ottime prospettive, il caldo torrido non ha lasciato scampo, in particolare nelle zone di Jolanda di Savoia, Codigoro e di tutto il Mezzano». «Dovremo attendere la fine dei raccolti per poter tirare le somme, ma ormai i danni sono sotto gli occhi di tutti – prosegue Faccia – Molto ora ci si aspetta dal prezzo di mercato (molto alto l’inverno scorso), anche se i contratti sono già stati firmati dagli agricoltori in primavera a circa 400 €/ton. Ma certo è che la produzione sarà ridotta per quantità e per qualità. Il clima torrido ha segnato lo svolgimento delle attività agricole nelle campagne».

Tutte le colture emiliano-romagnole ne hanno sofferto, pomodoro da industria, patate, orticole, viti e alberi da frutto e naturalmente soia, che hanno avuto necessità di un apporto idrico costante per via di temperature elevate sia nelle ore diurne ma soprattutto in quelle notturne, accompagnate spesso da vento caldo. È bene non dimenticare, però che, per il nostro Paese (che importa l’80% di soia) permangono ampi spazi di crescita.


«Una reale necessità per il nostro Paese – dice ancora Faccia – non dimentichiamo che le coltivazioni proteiche sono indispensabili per l’alimentazione zootecnica e l’alimentazione umana, oltre che per altri molteplici usi industriali. Va incoraggiata la produzione di semi oleoproteaginosi, proteaginose e leguminose da foraggio di cui, non solo l’Italia, ma l’intera Ue è deficitaria. Oggi la variabilità climatica necessita di risposte agronomiche che selezionino varietà colturali più produttive e più resistenti alle fitopatie, massimizzando la produzione nel rispetto dell’ambiente».

Preoccupazione e delusione per Confagricoltura per tutti i problemi di questa annata davvero nera. Ad avviso di Confagricoltura va attivato a livello europeo e nel nostro Paese un piano concreto ed efficace di aiuto a lungo termine agli investimenti, all’innovazione ed alla ricerca su tutta la catena del valore; occorre focalizzare la ricerca sull’effettivo miglioramento delle rese e sulla tolleranza alle malattie.

Andrea Tebaldi

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