Coronavirus, vaccinate in due regioni: niente pass

Prima dose a Ferrara, seconda a Taranto per madre e figlia: «Dopo 33 giorni aspettiamo ancora e siamo bloccate»

FERRARA. Il Green pass ogni tanto riserva sorprese, tipo segnare “rosso” al primo controllo e transitare in “verde” a quelli successivi, senza apparente motivo. Di sicuro non aiuta dover effettuare le due iniezioni in località diverse, magari fuori regione: si rischia il calvario. Più o meno è quanto denuncia la signora Maddalena Pugliese, che non riesce proprio ad ottenere questo Green pass definitivo dopo aver appunto diviso la procedura d’immunizzazione tra Ferrara e la Puglia. «Sia io che mia figlia - racconta la donna - abbiamo fatto le due dosi di vaccino, la prima il 26 e 28 giugno a Ferrara, e l’altra il 2 agosto a Taranto. Da lì è iniziato il nostro calvario».

L’unica certificazione verde arrivata alle due donne è infatti «relativa alla seconda dose del 2 agosto, ma come se fosse stata la prima. E non ci è mai arrivato il Green pass della seconda dose». Sono passati 33 giorni e la signora con sua figlia sono ancora in attesa: «Abbiamo fatto 8 segnalazioni al numero 1500 (quello gratuito per il Green pass, ndr), abbiamo contattato il sito del governo, il portavoce del sindaco Alan Fabbri, abbiamo pure scritto alla Regione e niente - racconta disperata la signora - Ci hanno risposto che vedranno cosa fare, contattanto la Regione Puglia, ma sta di fatto che non riusciamo ad oggi ad avere il Green pass». La donna aveva messo in preventivo qualche giorno in più (all’hub tarantino si era trovata assieme ad un migliaio di persone), e ha anche provveduto a modificare un dato anagrafico sbagliato. Al rientro in città è intervenuta per far inserire le vaccinazioni sul fascicolo sanitario, che non le aveva registrate, «ma il sistema si è inceppato da qualche parte e non emette il Green pass». Il paradosso è che un amico della figlia ha effettuato gli stessi passaggi e il certificato l’ha già ottenuto.

La figlia minorenne deve rientrare a Berlino, dove sta effettuando una vacanza studio, ma non può farlo. «Non possiamo andare in palestra, al ristorante, sui treni, sugli aerei, tra un po’ ci saranno limitazioni sul lavoro. Insomma - è la sua conclusione - ci sentiamo private della nostra libertà anche se abbiamo fatto il nostro dovere da cittadine, cioè vaccinarci».

S.C.

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