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Portomaggiore, ladri di fiori e piante ancora in azione dentro al cimitero

Un cittadino torna a denunciare: più di trenta volte in tre anni. L’appello: «Servono telecamere, adesso è ora di finirla»

PORTOMAGGIORE. Stenta a crederci, Christian Moretti. Immobile davanti alla tomba del padre, lacerato da dolore per la perdita della mamma morta due giorni fa, ancora una volta ha trovato i vasi sulla lapide senza fiori. «Abbiamo superato i trenta furti - dice con un filo di voce -. Io non ne posso più. Avevo portato i fiori a mio papà domenica e questa mattina (ieri, ndr), quando sono tornato per dargli un saluto non c’era più niente».

Moretti già nei mesi scorsi, esasperato, ha chiesto l’intervento degli amministratori comunali, ha denunciato i furti ai carabinieri e si è rivolto anche alla ditta che ha in gestione il cimitero. «Niente. Non è cambiato niente. Adesso è morta anche la mia mamma, sono in giro tra onoranze funebri e marmista e il pensiero che non sia in qualche modo “protetta” mi fa stare male».


I PRECEDENTI

«Mio padre è morto tre anni fa – spiega tra rabbia e incredulità Christian Moretti –, da allora hanno rubato piante e fiori sulla sua tomba per ben 30 volte. Io non ne posso più perché è sempre un dolore, una ingiustizia che subisco e di cui non riesco a capacitarmi». Moretti, anche attraverso La Nuova Ferrara, già nello scorso mese di febbraio aveva chiesto al sindaco Nicola Minarelli di intervenire. «Non sono solo io in questa situazione. I furti al cimitero sono all’ordine del giorno ed è una cosa orribile. Noi lasciamo un ricordo, un gesto d’affetto a nostri cari e qualcuno puntualmente arriva e li porta via. Ma possibile? possibile che non ci possa essere un sistema di controllo o vigilanza?».

Per Moretti così come per tutti coloro per cui il cimitero rappresenta una sorta di “cordone” con coloro che non sono più in vita, il non riuscire a tenere in ordine e con fiori sempre freschi la lapide è motivo di forte rabbia. «Paghiamo il servizio e lo paghiamo anche tanto. Mi avevano detto che avrebbero chiamato degli ausiliari, che avrebbero vigilato. Ma forse lo hanno fatto solo per farmi stare buono. No, io andrò avanti con la mia battaglia perché adesso qui ci sarà anche la mamma. Se c’è qualcuno che vuole unirsi a me, ben venga perché non c’è più molto da dire: servono telecamere».

Annarita Bova

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