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Ferrara, denunce e veleni per il Chiozzino

Scoppia il caso: esposti e interpellanza al sindaco. Processo civile con condanna di Mascellani e inchiesta per falso e truffa  

FERRARA. È il progetto immobiliare più importante degli ultimi anni e potrà riqualificare un pezzo di città, in via Piangipane, degradato (in parte) da decenni: è l’intervento Chiozzino-ExPoliambulanza e Palazzo Palmiroli-Chiozzi al cui interno, per 4.500 metri quadrati, è previsto uno studentato. Progetto che in queste settimane è diventato anche caso politico, per cui sindaco e assessori dovranno render conto ad una interpellanza della consigliera Fusari sulla regolarità dei lavori e il rispetto della destinazione d’uso (vedi qui in pagina). Lo stesso Comune era stato sollecitato, prima, da esposti dell’ingegnere Roberto Mascellani che aveva rilevato, a suo dire, lavori irregolari e controlli ritardati su di essi. Polemiche non solo politiche, dunque, visto che Mascellani conosce bene gli immobili in questione. Poiché erano di sua proprietà, prima del concordato e del crac della società Sinteco Holding, beni ceduti poi alla società Worbas che oggi sta realizzando l’intervento immobiliare dello studentato.

LUI E STEFANIA TUCCI


Dietro al caso Chiozzino, però, come appreso dalla Nuova Ferrara, emergono anche contrasti giudiziari, in corso, tra i suoi diretti protagonisti: Mascellani stesso e la società Worbas, che fa capo alla Sirio F. A. Limited di Stefania Tucci, vecchia amica e conoscente di Mascellani, vedova del ministro Gianni De Michelis, coinvolta in uno dei tanti filoni di Mani Pulite (condannata e indultata per aver riciclato 4 miliardi di lire per conto di Luigi Bisignani e che erano una tranche della maxi tangente Enimont). Una premessa di rigore per spiegare che dietro il caso Chiozzino e gli strascichi giudiziari in corso, davanti al tribunale civile di Ferrara e alla procura cittadina, vi sono in realtà contrasti tra Mascellani e la Tucci, nati dopo decenni di rapporti personali, commerciali e professionali.

Una lite privata? Certo, che ha però condizionato l’intera operazione immobiliare nell’ultimo anno e mezzo per un processo civile – chiuso alla fine d’agosto dal giudice civile di Ferrara, Marianna Cocca – in cui Mascellani è stato condannato e la Worbas ha avuto ragione, potendo così entrare in pieno possesso del Chiozzino e chiarire tutto con le banche (che avevano sospeso e poi ripresentati i finanziamenti). Tutto era nato da questa causa promossa contro la Worbas perché Mascellani riteneva di avere diritti di proprietà, per usucapione, di un appartamento all’interno del Chiozzino che era stato la sua abitazione nonché studio tecnico: proprio per averlo usato ed avuto a disposizione negli ultimi 20 anni, ne accampava i diritti di proprietà. Ma il giudice ha bocciato le sue pretese e lo ha condannato alle spese. Perché analizza il giudice e ribadisce la stessa Worbas, nella procedura di vendita Mascellani stesso – novembre 2018 – nel ruolo di commissario liquidatore della Sinteco Holding aveva avallato i documenti della cessione che riportavano nero su bianco che l’immobile era “immune di diritti di terzi sulla proprietà e da altri asservimenti di qualsiasi titolo e specie”. Lo stesso Mascellani garantiva che gli immobili erano liberi da oneri o vincoli – accadeva a fine 2019 – ma all’inizio del 2020 notificò alla Worbas la sua rivendica per la proprietà per usucapione di quel locale che lui stesso aveva venduto settimane prima rispettando il piano industriale del concordato. Da questa lite – poi diventata processo – ne è nata un’altra, ora un’indagine penale in procura: la Worbas l’accusa di falso (le dichiarazioni al notaio in cui garantiva assenza di vincoli) e truffa: il fascicolo è seguito dal pm Fabrizio Valloni.

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