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Morì dopo i ricoveri a Cento e Delta: i parenti chiedono il risarcimento

Per il decesso covid, Asl Ferrara chiamata in causa per il caso di 85enne di Renazzo: un caso tra i primi a livello nazionale per cui è in corso una verifica: domani la mediazione, poi il tribunale

FERRARA. È stata una delle prime vittime della pandemia in provincia di Ferrara, avendo perso la vita il 30 marzo 2020 all’ospedale del Delta, dov’era ricoverato da pochi giorni. Ora la sua vicenda potrebbe diventare la chiave per arrivare ad una verità giudiziaria su quanto accadde in quei drammatici giorni negli ospedali ferraresi, colti di sorpresa dalla valanga di malati che peraltro nessuno sapeva con certezza come curare. I parenti di una vittima Covid di Renazzo, 85 anni, hanno infatti deciso di seguire la strada della causa civile contro l’Asl per il decesso del loro congiunto, ipotizzando in particolare responsabilità del personale sanitario degli ospedali di Cento e Valle Oppio: tecnicamente la causa non è ancora in essere, in quanto proprio domani, come prevede la legge, ci sarà l’obbligatorio passaggio di mediazione, ma le premesse per portare la vicenda di fronte ad un giudice ci sono tutte. E si tratterebbe di una delle prime cause del genere a livello nazionale, vista la difficoltà a provare responsabilità nei decessi da parte delle strutture sanitarie.

L’anziano era stato ricoverato il 13 marzo a Cento, dov’è rimasto fino al 26 marzo quando venne trasferito al Delta. Solo a Lagosanto oltre che a Cona c’era un reparto di Terapia intensiva, ma questo è solo uno degli aspetti messi sotto la lente dai parenti. «Il consulente medico al quale si è rivolta la famiglia - spiega il legale dei ricorrenti, il bolognese Daniele Martellacci - ha analizzanto le cartelle cliniche ipotizzando due scenari. C’è un’elevata probabilità che la vittima fosse entrata negativa in ospedale contagiandosi lì, tra l’altro i risultati delle analisi non furono disponibili per diverso tempo. In caso fosse appurato che il contagio era preesistente, in ogni caso si sostiene che gli accertamenti sono stati tardivi e le cure non adeguate».


Toccherà all’organismo di mediazione Abaco di Bologna, scelto dalla famiglia, tentare un accordo stragiudiziale, che sembra molto difficile da raggiungere, vista la cifra risarcitoria chiesta all’Asl: si tratta di un sinistro catalogato oltre la soglia di 250mila euro e si tratterebbe di un precedente importante per la sanità pubblica. Nel caso toccherà al giudice civile di Ferrara dipanare la matassa. «Sto seguendo un caso di questo tipo anche a Bergamo - dice Francesco Ferroni, il legale incaricato dall’Asl del caso - e la chiave è sempre la stessa: contestualizzare quanto successo nel clima e nella situazione di allora. Si era nella prima fase della pandemia, la risposta del sistema sanitario pubblico era parametrate alle conoscenze che si avevano su questo virus, molto minori di quelle attuali. E l’organizzazione degli ospedali era stata sconvolta dall’emergenza».

Queste considerazioni hanno probabilmente frenato le mosse delle famiglie delle vittime, tanto che di sentenze-pilota su vicende di questo tipo non ce ne sono ancora e le cause stesse sono pochissime. Proprio a Bergamo è invece incardinata un’inchiesta penale sui ritardi e l’impreparazione del sistema sanitario pubblico nella prima fase della pandemia, che potrà incidere.

Stefano Ciervo

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