Contenuto riservato agli abbonati

Ferrara. «Rinunciate all’assunzione all'ospedale Sant'Anna». La procura: è stata tentata concussione

Il primario Guardigli, l’ex Ferrari e il dirigente Giavaresco accusati da due medici. La pm chiede il processo, in aula a ottobre 

FERRARA. Erano quarta e quinto in graduatoria, per essere assunti come medici nel reparto di Cardiologia del Sant’Anna. Una graduatoria stilata nel 2010, ma coi blocchi delle assunzioni non aveva dato più sbocchi: nel 2016, invece, con due posti lasciati liberi nel reparto, per Chiara Carrescia e Lucia Pellegrino si prospettò, finalmente, l’occasione per venire assunti a tempo indeterminato. Però, secondo la procura – pm Isabella Cavallari – e le indagini dei carabinieri – sulla base della denuncia della stesa Carrescia – i due medici che dovevano essere assunti furono minacciati dai tre vertici del reparto e dell’Ufficio personale di rinunciare al posto, pena il licenziamento dopo il periodo di prova perché non avevano competenze specifiche per quel posto.

In aula il 13 ottobre


Così per Roberto Ferrari, allora primario e cardiologo di fama nazionale, Gabriele Guardigli, attuale primario Cardiologia, e Umberto Giavaresco, ex direttore servizio personale (oggi in pensione) è stato chiesto il rinvio a giudizio, e fissata l’udienza preliminare al 13 ottobre prossimo. Quando si rinnoverà il confronto tra accusa e difese (vedi qui a fianco) che già durante le indagini e soprattutto dopo la chiusura con gli atti difensivi speravano di aver chiarito tutto. Invece, ora all’udienza preliminare dovranno essere rivisti alla moviola quegli incontri tra i due medici da assumere e i tre dirigenti medico-amministrativi imputati della tentata concussione.

Perché come sintetizzato negli atti giudiziari, Ferrari, Guardigli e Giavaresco chiesero, di fatto, alla Carrescia e Pellegrino di rinunciare a quel posto: nel gennaio 2016 – febbraio 2016, durante incontri tra di loro vennero – la convinzione della procura – minacciati, prima Carrescia e poi Pellegrino: avrebbero dovuto rinunciare alla proposta di assunzione non rispondendo al telegramma che sarebbero arrivato loro, perché accettando invece e non avendo le competenze per lavorare in elettrofisiologia (installazione e operazioni pace maker e altro), dopo il periodo di prova sarebbero stati licenziati: un ricatto, che sarebbe anche documentato agli atti dal colloquio che Carrescia avrebbe registrato con i tre dirigenti e che tuttavia gli stessi difensori non sembrano temere in quanto sarebbe – a loro dire – la prova dell’infondatezza delle accuse: nessuna minaccia, nessuno ricatto nessuna estorsione, ma azioni per rendere efficiente il funzionamento del reparto.

Favorire altri medici

Tuttavia, le accuse non si fermano qui: la richiesta – tradotta in tentata concussione, poiché nessuno dei due medici sottostò ad essa – era finalizzata a far decadere la graduatoria, ed inserire un medico, già individuato e favorire lui o altro medico gradito alla dirigenza. Fatti da valutare all’udienza, per cui la procura si è determinata a chiedere la verifica processuale dei tre con l’accusa, di fatto, di aver abusato dei propri poteri.

Daniele Predieri

@RIPRODUZIONE RISERVATA