Copparese avvelenato nell’auto Confermate le condanne alla coppia

COPPARO. La Corte di Appello di Bologna non ha modificato la sentenza di primo grado per l’omicidio del copparese Vito Balboni: Rita Di Majo e Claudio Furlan restano condannati rispettivamente a 14 e 12 anni di carcere, con tre anni aggiuntivi di libertà vigilata per entrambi perché ritenuti pericolosi per la società. Confermato anche il risarcimento di 100mila euro alla moglie e alla figlia di Balboni perché “private di un sostentamento economico fondamentale” e 10mila euro ciascuno agli altri familiari del malcapitato copparese che si sono costituiti parte civile.



Ieri i due imputati sono tornati in tribunale, difesi rispettivamente dagli avvocati Giacinto Di Silverio e Giancarlo Tunno, di fronte a loro tre familiari del 63enne copparese (assistiti dal legale ferrarese Roberto Testa), lasciato a morire nella propria auto in un parcheggio a Granarolo dopo essere stato avvelenato dalla coppia. Balboni e la moglie conoscevano i due imputati, giocavano spesso a carte assieme così quel tragico 31 ottobre 2019 il 63enne si fidò dei due che, invece, lo avvelenarono con un mix di medicinali e birre.

«Come difesa - racconta l’avvocato Testa -, abbiamo ripercorso tutti gli aspetti tragici di questa vicenda. In particolare, ho messo in evidenza la prevedibilità della morte per il mix di medicinali e alcolici e la premeditazione del gesto. I due è poi stato accertato che sono tornati più volte sul luogo dove Balboni era stato lasciato agonizzante in auto. Ricordo che l’uomo scomparve sì il 31 ottobre , ma fu trovato solo il 6 novembree secondo l’autopsia la morte è avvenuta fra il 2 e il 5, quindi è rimasto minimo tre giorni in auto al freddo, una morte lenta, atroce. Sarebbe bastata una chiamata anonima al 118 e ora Balboni sarebbe ancora tra di noi e i due imputati per rapina, non per omicidio...».

Nel corso del dibattimento Di Majo ha dato in escandescenza e dopo alcuni richiami è stata allontanata dall’aula. Soddisfatti della sentenza i familiari: «Ho sottolineato che il risarcimento economico è soprattutto morale per quanto avvenuto». Difficile che i due condannati possano presentare ricorso in Cassazione.

D.B.

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