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Padroncini in crisi, Cafa punta alla svolta: «Lavoriamo insieme: spazio a nuovi soci»

Il consorzio ferrarese in crescita grazie anche ad attività alternative. Il presidente: vogliamo rafforzare la nostra identità sul territorio

FERRARA. Cafa (Consorzio autotrasportatori ferraresi artigiani) è un punto di riferimento nazionale per il trasporto, movimentazione e stoccaggio merci, che ha raggiunto i 55 anni di attività e genera numeri importanti, come i 30 milioni di euro di volume d’affari stimato per il 2021, i 25 milioni di investimenti in terreni, fabbricati, veicoli industriali e attrezzature e i 190 addetti totali.

Per il consorzio gli ultimi mesi sono stati tanto particolari, quanto importanti, a partire dallo scoppio della pandemia che ha visto gli autotrasportatori diventare eroi, ben presto dimenticati. Mesi difficili che hanno messo a dura prova il settore e complicato la vita di molti padroncini, per la crisi economica aggravata dagli effetti del Covid che, a inizio marzo 2021, ha causato il decesso di Roberto Grechi, ispiratore e fondatore di Cafa, di cui è stato direttore e presidente per mezzo secolo. Un lutto pesante a cui si è fatto fronte con un nuovo consiglio di amministrazione coordinato dal neo-eletto presidente Nazzareno Bergami, in passato già direttore.


Insomma, periodo complesso ma che apre a un futuro importante per Cafa, come ci spiega lo stesso Bergami: «Il nuovo consiglio di amministrazione – ci dice – ha il chiaro obiettivo di proseguire con determinazione nell’opera di incremento di opportunità per il territorio attraverso nuovi investimenti, aumento dei posti di lavoro e maggiore soddisfazione economica per le aziende associate, drasticamente diminuite a causa della complessità del lavoro. In 55 anni di storia, grazie all’abnegazione di soci, dipendenti e collaboratori che si sono succeduti, abbiamo maturato e consolidato esperienza e credibilità, e abbiamo le potenzialità per proporci alla committenza con soluzioni alternative utili a garantire un “elevata efficienza operativa”».

LE PROSPETTIVE

Inevitabile parlare col presidente della situazione dei trasporti dopo oltre un anno e mezzo di pandemia: «II Covid ha messo in ginocchio tutta la categoria o quasi, per alcuni mesi pareva che la vita senza di noi non potesse andare avanti, pensiamo alle consegne ai supermercati in pieno lockdown, intanto gli autotrasportatori non avevano un bagno o un posto dove mangiare. E non è solo questo, nessuno ha capito cosa stava accadendo, eppure da anni segnaliamo strade malridotte, viabilità al collasso e tempi di attesa che rendono improduttiva la giornata di lavoro... una categoria troppo bistrattata».

Questa la premessa per spiegare come mai, invece, Cafa punta a consolidarsi sul mercato: «Noi abbiamo sì soci, ma anche autisti, i conduttori di veicoli industriali sui quali da sempre abbiamo investito. Siamo riusciti a restare sul mercato grazie ad attività alternative, in primis logistica e magazzino. E ora che c’è la ripresa, in Italia come in Europa, si deve fare il conto con la scomparsa di autisti e camion, tanto che si calcola ci sia un 25% di domande di trasporti inevase, e non siamo ancora all’apice Cosa significa? Che fra alcuni mesi, se non condividiamo opportune strategie di fidelizzazione con i nostri committenti, potremo trovarci senza materie prime nelle fabbriche o senza prodotti negli scaffali dei negozi».

Ed ecco l’annuncio-appello: «Lavoriamo insieme con responsabilità per dar risposte ai problemi legati allo sviluppo dell’Italia. Siamo una bellissima realtà che quest’anno ha visto aumentare i propri volumi del 20%, perché ai trasporti aggiungiamo come detto la logistica. È il momento di rafforzare la nostra identità sul territorio aumentando gli addetti: abbiamo 45 autisti e una forza lavoro complessiva di 140 mezzi, il 65% dei quali condotti da dipendenti diretti o dipendenti dei soci. C’è spazio per nuovi soci dando loro adeguato sostegno, dalla formazione professionale al pagamento delle patenti, al supporto tecnico e finanziario per la nascita di nuove imprese di trasporto, ma tale risultato sarà possibile solo se renderemo più appetibile il “piatto”. Dico questo forte di quanto accaduto in Cafa in questi anni: diversi giovani si sono avvicinati al nostro settore, abbiamo creduto in loro dando dignità e sicurezza al loro lavoro. Continuiamo su questa strada», chiude Bergami.

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