«A casa distratti, lo studio è noia. Ci alziamo prima ma meglio la scuola»

Ieri l’inizio delle lezioni per gli studenti. Le prime impressioni. «Speriamo non si richiuda e che sui bus non ci sia ressa»  

FERRARA. Qualcuno sbadigliava, per il tragitto lungo e la sveglia alle sei che non suonava a quell’ora da tempo immemore. Del resto l’anno scorso la didattica a distanza (dad) consentiva tempi più rilassati, ci si poteva anche svegliare poco prima dell’inizio della lezione e sistemarsi alla bell’e meglio, considera qualcuno. Ma è anche vero che la didattica a distanza è risultata, ai più, «difficile e noiosa». Tant’è che ieri mattina, davanti ai cancelli del liceo Ariosto per il primo giorno di scuola, tutti gli studenti si sono detti pronti e felici di ripartire. Anche Francesco e Monica che erano partiti presto da Voghiera e Portomaggiore per raggiungere la scuola e affrontare l’ultimo anno di liceo. Anche per questo, dicevano, il ritorno in presenza è gradito: «Affrontare la quinta in dad sarebbe stato difficile, anche se la voglia di alzarsi alle sei…».

I trasferimenti si fanno in macchina: «Cerco di evitare i bus e gli assembramenti». E la paura è per gli eventuali casi positivi: “Non so se rimaniamo in presenza, speriamo. Anche se oramai anche se si dovesse tornare in dad saremmo preparati. Speriamo solo che non si accavallino le verifiche: l’anno scorso facevamo il grosso dei compiti in classe nei giorni in cui eravamo appunto in presenza, ma così facendo si accumulava tutto». Per Francesco «la dad era più comoda: mi svegliavo sicuramente più tardi però è anche vero che catturare così l’attenzione degli alunni è difficile e mi annoiavo di più”».


«È più noioso – diceva Monica – ma c’è anche meno confusione e si segue meglio». Rimane il fatto che «se necessaria – la conclusione dei due ragazzi – ci si adatta ed è affrontabile. Del resto nel mondo ci sono bambini che non possono neanche andarci a scuola…».

Chi frequenta gli indirizzi scientifici, però, faceva anche notare le difficoltà di seguire i laboratori a distanza, «Per quelli la presenza rimane fondamentale: non era coinvolgente vedere il professore nel laboratorio tramite uno schermo. Peraltro proprio nei laboratori capitava che la linea non prendesse benissimo».

In classe contenti

Giulia e Cecilia del linguistico erano entusiaste di tornare sui banchi: “Stare a casa era davvero noioso, ci siamo trovate male. Era così monotono che alla fine cominciavi a sentire una sensazione di pesantezza. Ora infatti temiamo si possa tornare a fare didattica a distanza ma se bisognerà farlo lo faremo. Certo rimanere concentrati per cinque ore è davvero dura, per non parlare dei problemi tecnici che rallentano la didattica». C’è però ottimismo sui vaccini: «Nella nostra classe credo lo facciamo tutti, è giusto». La speranza è che poi si possa togliere la mascherina in classe, «che non è comodissima». Il compagno di classe di Giulia e Cecilia, Niccolò, non era particolarmente allegro: «Non sono contento mi ero abituato a stare in vacanza… ma preferisco fare lezione in presenza. Ho un po’ paura per la dad perché ho un livello di attenzione molto basso fuori dalla classe e quindi essere a scuola mi aiuta molto». Un altro maturando, Filippo, era felice di non dover affrontare a distanza proprio l’ultimo anno: «Speriamo solo che si concluda così e non si richiuda. Anche per i laboratori che soprattutto per chi ha scelto percorsi scientifici sono importanti, oltre che essere qualcosa di alternativo alla normale lezione».

L’altra speranza riguardava il ritorno a casa: «Prendo la corriera, speriamo non ci sia ressa». Irene e Beatrice, maturande, avevano un’unica speranza, «che tanti scelgano di vaccinarsi». Ma gli scongiuri contro la dad li facevano anche i genitori dei bambini della Leopardi, ieri al suono della prima campanella.

Giovanna Corrieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA