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Ispettore della Polizia penitenziaria colpito al volto: «Boom di violenze in carcere, correre ai ripari»

Aggressione in via Arginone, sono state 26 nel primo semestre 2020. Il sindacato Sappe: livelli minimi di sicurezza non garantiti

FERRARA. Un agente penitenziario preso a pugni da un detenuto proprio mentre nella sala esterna del carcere il sindacato stava denunciando l’escalation di violenze e atto di autolesionismo. È successo ieri mattina in via Arginone, e certo non poteva esserci conferma più plastica delle difficoltà di gestione dei luoghi di detenzione, sui quali i riflettori si spengono non appena episodi tipo le rivolte del 2020 vengono dimenticati. «I vertici politici e amministrativi sono completamente assenti dalla partita delle carceri» è il commento amaro di Giovanni Battista Durante, segretario aggiunto del Sappe.

il caso


Il sindacato autonomo di polizia penitenziaria aveva convocato i giornalisti in via Arginone dopo l’ennesima aggressione, in questo caso alla Dozza di Bologna, di quattro agenti da parte di tre detenuti. Proprio mentre si svolgeva la conferenza stampa, in una sala esterna al perimetro recintato, è rimbalzata la notizia del nuovo episodio, all’interno dell’area detentiva: l’agente aggredito è uscito dopo pochi minuti, con in mano il tampone insanguinato, per essere portato in ospedale. Da quanto si è potuto ricostruire, è stato colpito al viso da un pugno di un detenuto di sezione comune, durante la normale attività giornaliera, e ha riportato una ferita alla bocca. «Ma è ormai routine quotidiana, anzi episodi del genere ce ne sono due o tre al giorno» ha subito sottolineato Durante.

i dati

Bisogna fare riferimento ai numeri ufficiali forniti dallo stesso Sappe per inquadrare il problema, che ha anche il risvolto della difficoltà a garantire l’incolumità degli stessi detenuti. In via Arginone nel 2019 si sono contati 89 gesti di autolesionismo da parte dei carcerati, con un suicidio e 24 tentati suicidi; le aggressioni al personale carcerario sono state 33. L’anno scorso, nel solo primo semestre, gli episodi di autolesionismo erano già 93, con 8 tentativi di suicidio, mentre le aggressioni avevano già raggiunto quota 26. «Ma dal 2014 ad oggi, quando sono state introdotte nuove norme, gli eventi critici per gli operatori carcerari si sono triplicati, e questo a livello nazionale» è sempre il segretario aggiunto del Sappe a parlare. Nelle carceri italiane, secondo il sindacato degli agenti penitenziari, ormai entra di tutto, dall’alcol ai telefonini, «ci sono detenuti che vengono telefonate a 50 euro, abbiamo chiesto più volte di schermare i luoghi di detenzione come del resto attivare sistemi antiscavalcamento, ma non siamo stati ascoltati» continua la denuncia Sappe.

Spiegano parzialmente queste dinamiche i numeri degli organici di polizia penitenziaria. Tra fine 2020 e inizio 2021, ad esempio, a Ferrara «abbiamo perso tra distacchi, trasferimenti e altre cause 20 operativi, ai quali vanno aggiunti 12 colleghi passati ad incarichi superiori» fa rilevare Francesco Tucci, il segretario provinciale. Sull’organico di 212 operatori penitenziari, sono i calcoli sindacali, in servizio effettivo ne sono rimasti attualmente 172, tenendo conto di 10 distacchi in altri settori.

l’allarme

Con queste cifre, è l’allarme di Tucci, «non siamo in grado di garantire nemmeno i livelli minimi di sicurezza». Per questo il Sappe chiede interventi in particolare sui detenuti con disagio psichiatrico, «andrebbe modificata la normativa per poterli curare all’esterno del carcere - è la conclusione di Durante - e nel frattempo andrebbero create sezioni dedicate».

Stefano Ciervo

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