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Gabbiani e cormorani provocano danni nel Comacchiese: «Buchiamo le uova»

Gabbiani sul molo e i pescherecci di Porto Garibaldi

L’appello del presidente di Enalcaccia per un prelievo controllato degli uccelli invasivi 

COMACCHIO. «È arrivato il momento, una volta per tutte, di mettere mano al problema della fauna invasiva. Mi riferisco a gabbiani, cormorani, ma anche ad aironi, che sono la causa di danni ambientali anche sulla costa comacchiese, in quanto minano la sopravvivenza di altre specie, ma provocano anche danni economici».

Sergio Frasson, presidente provinciale di Enalcaccia, lancia un appello perentorio alle istituzioni, chiedendo con forza l’istituzione di un tavolo di lavoro e di confronto con le associazioni venatorie, per preservare il delicato ecosistema del Delta del Po e le tante specie autoctone che lo abitano. Dopo aver plaudito all’istituzione dell’azienda faunistico-venatoria di Comacchio, al culmine di un percorso complesso e tortuoso, Frasson rilancia, ponendo al centro un tema di grande attualità.


le criticità

«Proviamo a pensare solo alle centinaia di uova depositate dalle mazzancolle – prosegue Frasson – tra le scogliere e le dighe del litorale. Vengono divorare principalmente dai cormorani, ma anche dai gabbiani. Questi ultimi sono più carnivori ed attaccano anche le nidiate di anatroccoli. Ho visto personalmente i cormorani assalire una cova di anatroccoli lungo l’argine del ponte San Pietro a Comacchio. Se ne è salvato uno solo e il problema riguarda anche un altro esemplare importato, l’ibis».

A tre giorni dall’avvio della nuova stagione venatoria l’atmosfera, attorno a tematiche che da sempre vedono contrapposti cacciatori ed ambientalisti, comincia ad arroventarsi. Per mettere in luce questi e molti altri aspetti che ruotano attorno ai volatili predatori nell’area del Delta dei Po, Frasson, proprio ieri mattina, ha contattato il servizio comunale competente, con l’obiettivo di organizzare un convegno a Palazzo Bellini.

LA SOLUZIONE

La ricetta, secondo il presidente provinciale di Enalcaccia, per risolvere il problema di lunga data, è a portata di mano. «È necessario compiere un prelievo controllato degli invasivi. Non chiedo assolutamente di attuare abbattimenti, sia chiaro, – rimarca Frasson –, ma di intervenire durante la cova. Le uova vanno bucate». In poche parole, una tecnica efficace di intervento consiste, per Frasson, non nella rimozione delle uova di cormorani, gabbiani ed altre specie, in quanto il nido verrebbe comunque ricostruito altrove, ma nella foratura delle uova già depositate, perché la cova proseguirebbe ugualmente.

«La stesura di un piano contro l’azione invasiva dei cormorani deve essere una priorità assoluta delle istituzioni locali, da Comune, provincia e Regione – conclude Frasson –; noi siamo disposti a collaborare, anche se sino adesso abbiamo notato che è più facile ascoltare chi alza la voce. Noi siamo per la tutela del nostro ambiente».

K.R.

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