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Il crac Carife causò danni per 800 milioni. Ma dopo sei anni il giudice fa rifare i conti

E il processo civile per il buco della Cassa: accusati 32 ex amministratori per aver malgestito la banca dal 2007 al 2013



La prima udienza è del 15 ottobre 2015, quasi sei anni fa. E La Nuova Ferrara scriveva, allora, dopo il primo rinvio, per problemi tecnici: «I tempi della giustizia sono sempre molto lunghi, è risaputo, non fanno eccezione anche le vicende giudiziarie legate alla Carife». Era scontato scriverlo, nessuno però immaginava che dopo sei anni, alla prossima udienza del 21 settembre, fissata dopo anni e anni di altre udienze a vuoto (per altri motivi tecnici e non solo) tutto venisse cancellato, di fatto.


Ed ecco la Ctu

Il giudice del Tribunale delle imprese di Bologna, Rita Chierici che ha ereditato la causa, ha deciso che per decidere – e chiudere la causa – serve una superperizia (una Ctu, consulenza tecnica d’ufficio) e l’ha affidata ad un esperto Piero Aicardi di Bologna. Dal nuovo conteggio che dovrà eseguire Aicardi dipenderà il maxi-risarcimento danni chiesto prima dai commissari Carife e poi da quelli di Nuova Carife, che si sono succeduti nelle varie fasi del dissesto di Carife: prima la risoluzione (dopo il bail-in), poi l’insolvenza, e quindi il fallimento. Alla fine di queste fasi, ricordiamo, i tecnici di Nuova Carife hanno conteggiato in quasi 800 milioni di euro il buco per danni causato dai vari amministratori (dirigenti Carife, cda, sindaci e revisori conti): in tutto 32 quelli chiamati in causa per aver malgestito la banca dal 2007 al 2013.

Ma quel conteggio verrà messo in discussione: il “perito” dovrà valutare se vi siano stati i danni, quanto sia la cifra per le varie voci elencate (le operazioni di sperpero, i prestiti di montagne di soldi mai rientrati) e soprattutto chi ne abbia avuto la responsabilità.

Il perito dovrà dire “chi ha fatto cosa”, e soprattutto se lo ha fatto, traducono per noi gli addetti ai lavori per rendere comprensibile questa fase del processo civile. Affidato al tribunale delle imprese, con tutte le problematiche che in questi anni si sono succedute.

Perché è bene precisare questa non è solo “giustizia lumaca”, ma “giustizia difficile”. E allora, la prossima settimana si dovrà ripartire da zero con un perito superpartes per valutare, con neutralità, le richieste di Nuova Carife e le ragioni degli ex amministratori accusati, e risolvere, finalmente, una contesa giudiziaria che potrebbe avere ricadute (soldi) importanti per le decine di migliaia di clienti e risparmiatori Carife beffati troppe volte in questi anni.

Chi ha fatto cosa

Nel dettaglio, il giudice Rita Chierici chiede al proprio perito di spiegare se a carico dei direttori generali e amministratori a giudizio vi siano negligenze e omissioni che abbiano causato danni in varie operazioni: Siano (fondo Aster, Calatrava, rapporto Caricesena: buco conteggiato da Nuova Carife in 154. 5 milioni), Nordest Banca, esposizione Commercio Finanza (buco di 269. 2 milioni), affidamenti Acqua Marcia e S. Francesco (119. 2 milioni). Mentre le altre richiesta danni di Nuova Carife, parlano anche di danno di immagine per 239. 7 milioni. Il perito dovrà entrare anche nel caso Murolo e valutare la somma corrisposta a Gennaro Murolo, ex dg, fatto dimettere dall’allora presidente Santini, con una buonuscita di 1 milione e mezzo. «In caso positivo di accertamento di violazioni, si determinino i danni cagionati alla banca per ciascuna delle voci in causa, indicando a chi degli ex amministratori chiamati in possano essere riconducibili». Infine, il calcolo dell’entità dei danni, a seconda delle cariche avute, della durata e ruoli nelle singole operazioni. Ultimo ma non ultimo, sui tempi della giustizia: l’udienza della prossima settimana rischiava di saltare perché il giudice Chierici è assente per malattia. Sarà allora presieduta dal presidente del tribunale imprese, Fabio Florini, che spiega: «Data la natura del procedimento e trattandosi di giudizio pendente ormai da tempo, non appare opportuno procedere a rinvio in attesa del rientro della titolare».

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