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Il preside Gargioni evoca il motto nazista. Ovadia: un delirio, non c’è limite al peggio

Il dirigente scolastico contesta il Green Pass con una foto di Auschwitz sui social, poi rimossa. Il Pd: vada a studiare la storia

FERRARA. Tra un cazzotto internettiano e una citazione del diritto alla libertà individuale, a suo giudizio negato dal governo, ieri il preside no-vax e no-green pass dell’istituto ferrarese “Perlasca”, Stefano Gargioni, ha deciso di rilanciare su Facebook un refrain del movimento che contesta il certificato verde, pubblicando la tragica foto del binario 21, con il cancello del campo di sterminio di Auschwitz sullo sfondo, ultimo capolinea della vita per centinaia di migliaia di deportati. Sopra l’immagine dell’ingresso, la scritta “Il Green Pass rende liberi”, che secondo il preside ferrarese aggiorna il motto originale (“Il lavoro rende liberi”), da decenni simbolo in tutto il mondo della ferocia, del razzismo e dell’orrore nazista. Su quella pagina il messaggio è rimasto solo qualche ora, poi – forse a causa dell’onda di indignazione che ha sollevato – è stato prudentemente rimosso. Lo screenshot però ha continuato a rimbalzare tra cellulari, social e bacheche digitali varie suscitando un coro di polemiche.



I commenti

Secondo Moni Ovadia, direttore del Teatro Abbado, attore e artista di origine ebraica, ieri di rientro da Assisi, il post è l’ennesima conferma dello sprofondamento «della nostra epoca nella volgarità e nella mancanza del senso della misura». L’affermazione è il trampolino per piombare verticalmente sul caso del giorno: «Quel signore non ha la più pallida idea, la minima consapevolezza di cosa sono stati Auschwitz e Birkenau, e per un dirigente scolastico questo è gravissimo – ha proseguito – Ma non voglio dire che sono stupito: ormai da tempo constato cosa sta avvenendo nella società e sono giunto alla conclusione che non c’è più limite al peggio. L’unica cosa che conta è creare scandalo, colpire duro per dare forma alla propria palpitazione. Scrivere quelle parole, pubblicare quell’immagine è e resta un delirio». Rassegnarsi allo squallore e alla degradazione del pensiero però, conclude Ovadia, non è la scelta giusta: «Bisogna far capire alle persone che si può dissentire, affermare e rimarcare la propria opinione, perché questo è lo spirito della democrazia, ma facendo ricorso ad esempi più appropriati, rispettando il senso del limite».


Spunti comuni ad altre riflessioni, anche politiche, che non accettano i toni aggressivi e livorosi con cui il preside confeziona il suo quotidiano “socialeggiare” anti-green pass. Il segretario comunale Pd, Alessandro Talmelli, fa la conta di chi si può indignare per primo (i sopravvissuti dell’Olocausto, i parenti delle vittime), poi cita i sanitari, i genitori dei bimbi dell’istituto comprensivo, le persone fragili. «Io per ultimo - spiega - perché la libertà di legittimamente manifestare il proprio pensiero non può essere operata come scusante per infangare la memoria». Quel messaggio, è il parere del segretario provinciale Pd, Nicola Minarelli, «si traduce in un insulto alle vittime della Shoah e ai tanti cittadini morti di Covid» testimoniando la «straordinaria inadeguatezza di questo dirigente scolastico». L’invito è a «studiare l’abc della storia». Paola Boldrini, senatrice Pd, stigmatizza «lo schiaffo» del dirigente scolastico «a quell’80% di cittadini che si sono vaccinati nel rispetto dei valori della collettività».

Gi.Ca.

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