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Gargioni sospeso, all'istituto “Perlasca” di Ferrara si cambia

Stefano Gargioni

Il preside del post su Auschwitz e Green pass fermo per un mese e sotto procedimento. Reggente la sua ex vice Corazzari

FERRARA. Cominciano i guai per Stefano Gargioni, il preside del “Perlasca” che aveva postato l’immagine di un campo di sterminio con la scritta “Il Green pass rende liberi”, dopo peraltro segnalazioni dei sindacati nei suoi confronti per i mancati controlli all’esordio dei pass a scuola. Ieri il ministero dell’Istruzione ha fatto sapere che Gargioni «è stato sospeso dal servizio», ricordando che nei suoi confronti è stato avviato un procedimento disciplinare. Non sono stati forniti ufficialmente altri particolari, negli ambienti scolastici ferraresi si parla di una sospensione cautelare di un mese, in vista dell’esito del procedimento disciplinare. Potrebbe essere scattato il comma della legge Madia che prevede provvedimenti tra 3 giorni a 6 mesi, ad esempio, per «manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’amministrazione salvo che siano espressione della libertà di pensiero», oppure «minacce, ingiurie gravi, calunnie o diffamazioni verso il pubblico».

In ogni caso il provvedimento va nella direzione di quanto auspicato dall’interrogazione presentata proprio ieri alla Camera dall’intero gruppo dem, che chiedeva al ministero di «assicurare che questo soggetto sia immediatamente estromesso tanto dall’insegnamento scolastico, quanto dall’attività di direzione degli istituti scolastici italiani». Il primo firmatario assieme a Luca Rizzo Nervo, Emanuele Fiano, ha infatti commentato «ci sono battaglie che vale sempre la pena di fare. Sia benedetto il ricordo di coloro che furono gasati in quel campo», visto che con quel post Gargioni aveva «calpestato la memoria di milioni di morti innocenti». Anche Anpi, Cgil, Cisl, Uil e Istituto Gramsci di Ferrara ieri hanno condannato il post, fatto «per paragonare» i campi di concentramento, «quelle atroci realtà, alle giuste decisioni assunte da questo Governo per difendere la salute dei cittadini, paragonando il governo della nostra Repubblica democratica ad un regime nazista. Un fotomontaggio inaccettabile, in dispregio alla memoria storica, alla tragedia della Shoah, un’immagine che calpesta, irride e si fa beffa delle regole che il Paese si è dato per affrontare la crisi pandemica».


Ora c’è da gestire il “Perlasca”, in complicato avvio d’anno, con le sue quattro scuole: la secondaria di primo grado Bonari e le primarie Tumiati, Pascoli e Mosti. «Fino ad oggi non c’è stata alcuna interruzione dell’attività scolastica in quell’istituto né dei controlli sui Green pass, che è stato fatto regolarmente anche ieri» si è limitata a sottolineare la dirigente scolastica Veronica Tomaselli, alla quale spetta sostituire Gargioni ma non è titolare del procedimento disciplinare. La nomina di un reggente è scontata e risulta sia stata già formalizzata: si tratta di Cristina Corazzari, già vice dell’istituto dove ha lavorato per una decina d’anni, ex assessore all’Istruzione, e oggi dirigente della Cosmé Tura. Corazzari è firmataria del “documento dei 22” dirigenti scolastici durissimo nei confronti di Gargioni e del suo post, «il contrasto e il superamento dell’abominio nazifastista sono all’origine della nostra democrazia e della nostra Repubblica; dovremmo saperlo bene, in quanto dirigenti, e non può dimenticarlo chi ha contribuito ad intitolare l’istituto che dirige a Giorgio Perlasca», c’era tra l’altro scritto.

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