Contenuto riservato agli abbonati

L’abbazia donata al Comune di Poggio Renatico: «Così riusciremo a salvarla»

L’ex chiesa di San Michele venne danneggiata dal terremoto e resa inagibile. Con il passaggio di proprietà si conta di ottenere i fondi regionali finora negati 

CHIESA VECCHIA. L’ex pieve di San Michele Arcangelo, una tra le più antiche della Diocesi bolognese, entrerà a far parte del patrimonio comunale di Poggio Renatico. Il tutto tramite una donazione dell’architetto Antonino Persi, proprietario dell’edificio di Chiesa Vecchia dal 2002.

Dieci anni dopo fu fortemente danneggiato dal terremoto, un intervento di messa in sicurezza venne prontamente allestito con opere provvisionali, tuttavia i finanziamenti della Regione per i lavori di recupero (fu fatta una stima di circa 230mila euro) non sono mai stati deliberati. Appunto perché il bene risulta fin qui di proprietà privata, nonostante sia tutelato dalla Soprintendenza.


L’architetto donatore

«La donazione per me non è un passaggio banale – spiega l’architetto Persi –, non lo faccio certo sorridendo, ma è l’unico modo per poter salvare l’abbazia e ricevere quei finanziamenti. È una via obbligata, non avrei potuto fare diversamente».

Il passaggio al Comune come un atto d’amore, quindi, l’ennesimo da parte di chi aveva consentito di riaprire le porte di San Michele dopo quasi un secolo di abbandono: il restauro dei primi anni 2000 rese possibile ospitare concerti, mostre e altre iniziative. Poi le scosse del 2012 e il buio fitto. «Sono andato a Bologna, l’intervento era stato anche inserito nel programma regionale di ricostruzione post sisma, ma non si è mai passati al piano vero e proprio. E dice che nel cratere sono stati finanziate opere private molto discutibili», fa notare Persi.

Il sindaco

Ora però si guarda avanti. L’atto di donazione è stato accettato con voto del consiglio comunale il 2 settembre e a breve si terrà la stipula dell’atto notarile di fronte al notaio Giuseppe Giorgi.

«L’obiettivo – dice il sindaco di Poggio Renatico, Daniele Garuti – è salvaguardare l’abbazia, che risale attorno all’anno Mille e ha le fondamenta su un sito pre-cristiano, probabilmente un tempio pagano. Vorremmo recuperare una parte delle nostre radici storiche, tra l’altro l’ex chiesa si trova su quella che originariamente era la strada che univa la zona a Bologna». Si conta, a passaggio di proprietà concluso e calibrando il tipo di restauro che servirà, di dare a San Michele un uso pubblico, pensando a future attività culturali: un’ipotesi potrebbe essere quella di realizzare all’interno una casa della musica.

«Secondo me, se tutto andrà bene ottenendo lo stanziamento delle risorse economiche necessarie – sostiene l’architetto Persi –, si potrà procedere piuttosto velocemente: in due-tre anni l’operazione restauro potrebbe andare a buon fine. Il Comune di Poggio ha tra le sue fila un dirigente dell’ufficio tecnico molto capace, Gianni Rizzioli. Da questo punto di vista sono ottimista».