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Amianto killer, operaio morì. Assolti Baltur di Cento e il suo dirigente

La sentenza dopo 5 anni di processo: «Gianni Fava non ha commesso il fatto». Resta il “buco” su dove e come dell’esposizione che uccise Gianpaolo Brugioni 

FERRARA. In poche decine di secondi il giudice Sandra Lepore sintetizza 5 anni di processo, leggendo la sentenza per Gianni Fava, imprenditore centese, legale rappresentante Baltur dal 1978 al 2011: «assolto per non aver commesso».

LA MORTE NEL 2016


Nessuna responsabilità penale, dunque, del “fatto”, che invece, drammaticamente è più che confermato: la morte di Gianpaolo Brugioni, ex operaio alla Baltur, deceduto all’età di 66 anni nel 2016, proprio alla vigilia della prima udienza di questo processo per mesotelioma pleurico maligno, legato alla esposizione all’amianto durante la sua vita lavorativa. Che era iniziata anni prima quando venne assunto dalla Baltur, avendo lavorato a lungo in altre aziende di Ferrara, la Riva Mariani e la Soimi, chiuse da decenni. Dunque, se il dirigente Baltur non ha responsabilità sulla morte di Brugioni, dovuta all’esposizione all’amianto durante il suo lavoro, altri potrebbero averne, ma il processo non li ha individuati, almeno ad oggi.

«Leggeremo la sentenza e valuteremo cosa fare», spiega dalla procura la pm Isabella Cavallari, subentrata ad altri colleghi nel corso di questi 5 anni di indagini e processi. Insomma, il ricorso in appello è tutto va valutare. Stessa posizione della parte civile, l’avvocato Daniela Boscolo che rappresenta la famiglia di Brugioni: «È necessario leggere i motivi che hanno portato il giudice a valutare come da sentenza», spiegava ieri poco dopo la lettura del verdetto in tribunale (tra 90 giorni le motivazioni). Mentre i difensori di Fava e della Baltur (Marco Marines e Alessandra Melandri, per il dirigente Baltur e l’azienda citata come responsabile civile) si dicono ampiamente soddisfatti poiché sono state accolte in pieno le tesi difensive, soprattutto un principio fondamentale di questo processo: «Baltur ha sempre tutelato i propri dipendenti in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro. E non ha mai registrato casi di mesotelioma (patologia spia dell’esposizione all’amianto, ndr) tra gli operai nelle stesse mansioni di Brugioni». E d’altronde gli stessi difensori lo avevano ribadito più volte in tribunale che l’esposizione alla Baltur era da escludere.

IMPOSSIBILE DISTINGUERE

E che invece, dal confronto tecnico dei periti, era emerso che dal 1976-77 quando Brugioni lavorò alla Soimi, l’esposizione era indicata “probabile” e in quella dal 1977 al 78 alla Riva Mariani (azienda che coibentava e scoibentava amianto) il contatto è stato classificato “certo”. E gli stessi periti hanno ribadito l’impossibilità di distinguere tra una e l’altra esposizione nelle varie ditte. In Baltur, Brugioni aveva avuto mansioni di montaggio e collaudo bruciatori e caldaie (flangiate con guarnizioni in amianto): e come ha stabilito il giudice Lepore, l’esposizione in Baltur sarebbe esclusa, o meglio non vi sono evidenze: da qui l’assoluzione.

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